venerdì 9 ottobre 2009

mercoledì 30 settembre 2009


Lettera di Sr. Lucia ad un Sacerdote

Caro padre: Pax Christi!

Ho notato nella sua lettera che è molto preoccupato per il disorientamento del tempo presente. È nella verità quanto lei lamenta che tanti si lascino dominare dall’onda diabolica che schiavizza il mondo e si incontrano tanti ciechi che non vedono l’errore. Ma il principale errore è che questi abbandonarono la preghiera, allontanandosi da Dio e senza Dio tutto gli viene meno, perché “senza di me non potete fare nulla” Gv 15,5.
Ora, ciò che soprattutto raccomando è che ci si avvicini al Tabernacolo e si faccia orazione. Li si incontrerà la luce e la forza per nutrirsi e donarsi agli altri. Donarsi con umiltà, con soavità e, nello stesso tempo, con fermezza. Perché coloro che esercitano una responsabilità hanno il dovere di tenere la verità nella dovuta considerazione, con serenità, con giustizia e con carità. Per questo, hanno bisogno ogni giorno di più pregare, di stare vicino a Dio, di trattare con Dio di tutti i problemi, prima di affrontarli con le creature. Continui per questa strada e vedrà che vicino al Tabernacolo troverà più sapienza, più luce, più forza, più grazia e più virtù che giammai potrà incontrare nei libri, negli studi, nè presso creatura alcuna. Non giudichi mai perduto il tempo che passa nell’orazione e vedrà come Dio le comunicherà la luce, la forza e la grazia di cui ha bisogno, e anche quello che Dio le chiede. È questo che importa: fare la volontà di Dio, rimanere dove Egli ci vuole e fare ciò che Egli ci chiede. Ma sempre con spirito di umiltà, convinti che da soli non siamo niente, e che deve essere Dio a lavorare in noi e servirsi di noi per tutto quello che Lui domanda.
Per questo abbiamo tutti bisogno di intensificare molto la nostra vita di interiore unione con Dio e tutto ciò si consegue per mezzo della preghie­ra. Che a noi manchi il tempo per tutto, meno che per la preghiera, e vedrà come in meno tempo si farà molto! Tutti noi, ma specialmente chi ha una responsabilità, senza la pre­ghiera, o che abitualmente sacrifica la preghiera per le cose materiali è come una penna d'oca di cui ci si serve per sbattere l'albume delle uova, elevando castelli di schiuma che, senza zucchero per sostenerli, in seguito si disgregano e disfanno trasformandosi in acqua putrida. Per questo Gesù Cristo disse: "Voi siete il sale della terra, ma se questo perde la forza, a nient'altro più serve se non per essere gettato via". E, siccome questa forza sola da Dio la possiamo rice­vere, abbiamo bisogno di avvicinarci a Lui, perché ce la comunichi e questa vicinanza si realizza solo per mezzo della preghiera, che è il luogo in cui l'anima si incontra direttamente con Dio.
Raccomandi questo a tutti i suoi fratelli e lo sperimen­teranno. E poi mi dica se mi sono ingannata. Sono ben certa di quale sia il principale male del mondo attuale e la causa del regresso nelle anime consacrate. Ci allonta­niamo da Dio, e senza Dio inciampiamo e cadiamo. Il demonio è astuto per sapere qual è il punto debole e attraverso il quale ha da attaccarci. Se non stiamo atten­ti e non ci premuriamo con la forza di Dio, soccombia­mo, perché i tempi sono molto cattivi e noi siamo molto deboli. Solo la forza di Dio ci può sostenere.
Veda se può portare avanti tutto con calma, confidan­do sempre in Dio e Lui farà tutto quello che noi non pos­siamo fare e supplirà alla nostra insufficienza.

Sr. Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria

lunedì 10 agosto 2009

Piccola Fatima -S. Basilio- Reggio Calabria

Nella località di S. Basilio presso Reggio Calabria molti segni nel corso di tantissimi anni hanno manifestato la presenza e il richiamo di Maria di Fatima alla conversione. In progetto, fra breve, una piccola cappellina come quella di Fatima.

Il messaggio che qui ha lasciato la Madonna è :

"Io sono l'Immacolata Concezione. Sono venuta in questo luogo perchè il mondo si converta. Chiunque verrà qui ad onorarmi non andrà via a mani vuote"
*************
Per conoscere meglio la storia di questo luogo:
(clicca)

O Maria, Madre tutta bella e tutta pura

affidiamo a Te i nostri cuori feriti.

Guariscili, portali a Gesù e purificaci col Tuo Cuore Immacolato

per la visione beata del Tuo Figlio.


amen

Il richiamo alla Conversione 1a parte

Il richiamo alla Conversione-2a parte

sabato 20 giugno 2009

Il Cuore Immacolato di Maria

Maggio 1949
Nella Comunione spirituale, Gesù mi disse: «Adorami oggi nel mio Cuore vivente in Maria, come te l'ho mostrato più volte. Tu a volte pensi non sarebbe più esatto dire: Maria vivente nel Cuor di Gesù. Ora ti spiego perché si dice: Gesù vivente in Maria. Perché è il mio Cuore che dona a Lei l'amore e tutti i suoi sentimenti. È il suo Cuore che riceve dal Mio.
Il mio Cuore è stato formato in Maria Santissima per opera dello Spi­to Santo; e come Essa nell'Incarnazione mi ha dato il suo sangue immacolato, e il mio Sangue è sangue di Maria, come Essa, essendo madre di Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo, è diventata la vera Madre anche di Dio per partecipazione del Verbo Figlio di Dio che in Lei assunse Carne, la Vergine è perciò la Madre vera di Dio, perché Madre di Gesù Cristo vero Dio. Il mio Cuore è vivente nel suo Cuore, perché ha fatto sempre la volontà di Dio quand'era in terra, e la fa in Cielo in modo perfettissimo.
Perciò tu puoi chiamarlo: Cuore della divina Volontà. L'essenza del Cuore di Maria è la Volontà divina. Perciò in Cielo comanda e ottiene tutto ciò che vuole Dio. Di nessun altro cuore s'è servito Iddio come di quello di Maria, e in esso Egli ha versato tutto il suo infinito Amore, tanto grande da renderla Figlia del Padre, Madre del Figlio, sposa dello Spirito Santo.
Il Cuore di Maria conosce tutti i segreti di Dio, perché è unito al Cuo­re del suo Figlio Gesù. Maria partecipa per grazia e possiede gli attributi del mio Cuore: la bontà, la grandezza, la potenza e la sapienza del Sacro Cuore di Gesù, Verbo Incarnato in Lei. Il Cuore di Maria è il forziere che racchiude i gioielli, cioè le grazie di Dio, per versarle sul mondo. È il tabernacolo in cui l'eterna Sapienza vuole essere adorata dagli Angeli e da­gli uomini. È specchio di Dio che riverbera la Divinità; è dolce calamita che attira le anime nel Cuore di Gesù, e che conquista o disperde i miei nemici.
Dio ha voluto sin dall'eternità ch'Ella diventasse la Madre sua, per trasfondere nel suo Cuore materno l'Amore suo infinito verso le sue crea­ture. Maria ama teneramente tutta l'umanità, specialmente i figli della Chiesa di cui Ella ha partorito il Capo, Gesù; ed esercita ancora il suo Amore verso di loro, figli suoi adottivi. Ella intercede, placa, disarma la Giustizia divina. E questo amore materno in Lei, è Dio che glielo dona continuamente per associarla in tutto a Sé nell'opera di salvezza delle ani­me, come la volle Corredentrice nella Redenzione del genere umano, costituendola nostra Madre ai piedi della Croce. Ella sempre e ancor oggi scende sulla terra, protesa verso i figli e il mondo, per illuminarli, soccor­rerli, salvarli, portarli a Gesù».
Egli continuò: «Il mio Cuore è inseparabilmente unito al Cuore della Madre mia. Unica è la fiamma d'Amore dei nostri due Cuori: il mio Amo­re infinito alimenta il suo Cuore. Due Cuori uniti nell'unica fiamma d'A­more del Figlio, così che dei nostri due Cuori formiamo un sol cuore e una sola volontà: la Volontà di Dio. Hai compreso perché si dice: Cuor di Gesù vivente in Maria? Come staccare Maria e il suo Cuore dal Mio, se Essa è legata con legami così profondi con la Santissima Trinità, col Figlio di Dio e suo Figlio Gesù, da esserne tutta assorbita, immedesimata, divi­nizzata? Comprendi le grandezze del Cuor di Maria? Amalo tanto questo suo Cuore, perché amandolo tu ami anche il Mio. Se tu sei nel mio Cuo­re, sei anche nel Suo. Se sei nel suo Cuore, sei anche nel Mio. Amala, falla conoscere ed amare, così consolerai il mio Cuore».
Tratto da: “Il diario mistico di Camilla Bravi”



Il Cuore Immacolato di Maria

(art. tratto dalla rivista Madre di Dio)

La devozione al Cuore di Maria richiede purezza d'animo ed è fonte inesauribile di vita interiore.
Nella Bibbia il cuore esprime il compendio di tutta la vita interiore dell'uomo, per cui spesso Dio si rivolge al cuore per agire in profondità su tutta la persona; e quando, con il profeta Ezechiele, promette di dare un cuore nuovo, indica una totale conversione a lui, da parte del suo popolo che si era completamente sbandato. Perciò, parlare del cuore di Maria significa penetrare in tutta la sua interiorità, nel suo rapporto con Dio e con gli uomini. La frase ripetuta da Luca, che Maria "custodiva tutto nel suo cuore" [cfr. Lc 2, 51] fa diretta menzione del cuore della Vergine; ma è solo un avvio iniziale di tutto uno sviluppo che è andato crescendo lungo i secoli e che è esploso soprattutto negli ultimi tempi. La riflessione patristica sul cuore di Maria ha insistito, specie con Agostino, nel vedere in esso "lo scrigno di tutti i misteri", in particolare del mistero dell'Incarnazione, giungendo all'affermazione che "Maria ha concepito nel cuore prima che nel grembo". Sempre più nel Medioevo si è sviluppata la devozione al cuore di Maria che più tardi, con San Giovanni Eudes [+ 1680], acquisterà una rigorosa spiegazione teologica e riceverà ufficialmente un culto liturgico. Da qui ebbero impulso gli sviluppi più recenti, che possiamo individuare in tre avvenimenti: 1 Nel 1830, quando la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, chiedendole di far coniare quella "medaglia miracolosa" che si diffuse in tutto mondo in milioni di esemplari, fece riprodurre nel retro i due cuori di Gesù e di Maria, abbinandoli nella devozione dei fedeli. 2 Un secondo avvenimento significativo fu la ripercussione in campo mariano che si ebbe quando, a cavallo tra i secoli XIX e XX, Leone XIII consacrò il mondo al Sacro Cuore di Gesù. Si pensava già allora che fosse maturo il tempo per procedere anche alla consacrazione al Cuore di Maria, dal momento che il Signore ha voluto associare la Vergine Madre a tutta l'opera di Salvezza. [Non si arrivò a questa realizzazione, ma si ottenne ugualmente un impulso alla devozione al Cuore di Maria e agli studi su tale devozione]. 3 Non c'è dubbio che lo sviluppo maggiore si ebbe con le Apparizioni della Madonna a Fatima, nel 1917. Si può anzi dire che, come per la devozione al Sacro Cuore di Gesù furono di grande sprone le Apparizioni del Signore a Santa Margherita Maria Alacoque, così le Apparizioni ai tre Pastorelli di Fatima diedero un impulso decisivo alla devozione al Cuore di Maria. Da notare che già dal 1854, ossia dalla proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione, si incominciò a diffondere l'espressione "Cuore Immacolato di Maria": cioè, "Cuore dell'Immacolata". E proprio a Fatima, nell'Apparizione del 13 Giugno 1917, la Vergine disse: "Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato". Quindi chiese che al suo Cuore Immacolato venisse consacrata la Russia. "Beati i puri di cuore" Qual è il valore di questa devozione, diretta soprattutto a invocare l'intercessione di Maria su di noi? Nella storia delle Scuole di Spiritualità, la devozione al Cuore di Maria si è dimostrata una fonte inesauribile di vita interiore, poiché da una parte il Cuore della Vergine comprende tutto il suo mistero di grazia e di amore per Dio e per l'umanità, dall'altra non possiamo passare sotto silenzio quei richiami con i quali la Vergine stessa ha voluto indicarci questa specifica devozione: basti pensare a Fatima. Allora, guardando al Cuore Immacolato di Maria, non c'è solo un'attrattiva che spinge alla fiducia; ci deve essere anche una disponibilità all'imitazione, ad aprirsi a Dio con tutto il cuore, a seguire gli ammonimenti materni di Maria. Del resto, un'autentica devozione al Cuore Immacolato di Maria richiede purezza di cuore, secondo l'insegnamento delle Beatitudini evangeliche: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio!" [Mt 5, 8].
Gabriele Amorth

martedì 2 giugno 2009

Significato ecclesiale del messaggio di Fatima
Il quarto mezzo per essere buoni cristiani è se­guire il Papa.
In una delle apparizioni la Vergine Santissima confida ai tre bambini la persecuzione contro la Chiesa che si sta tramando e in particolare precisa: «Il Papa dovrà molto soffrire».
In un' altra visione la piccola Giacinta dice « Ho visto il Papa in ginocchio davanti ad un cro­cifisso, che piangeva ».
Facciamo sacrifici per il Papa. La Madonna si è presa cura della persona del Papa, del primo Papa, san Pietro: ma il Papa di oggi è lo stesso Pietro di ieri.
Chi disubbidisce al Papa disubbidisce a Pietro, e chi non segue Pietro non è buon cristiano. Chi non è con Pietro non è un cristiano che fa parte viva della Chiesa, ma è un povero cristiano che vive in una continua agonia: né vive né muore, ma solo agonizza.
Cerchiamo di fare quello che dice la Madonna: « Pregate per il Papa e fate sacrifici perché questa bianca figura di buon pastore guidi sempre con si­curezza le pecore a lui affidate verso l'ovile della salvezza ».
Preghiamo per il Papa. Soffriamo per il Papa. Viviamo e moriamo col Papa.

Dobbiamo capire che il Papa è la guida sicura
La Madonna vede Gesù ancora condannato a morte e ucciso. Certamente ha rivisto il corpo in­sanguinato del suo Figlio che si offriva in sacrificio per redimerci.
Ha sentito quegli scalmanati che gridavano « Non vogliamo che Costui regni su di noi ».
E' un grido di condanna che il nostro secolo con­tinua a ripetere. Per questo incontriamo delle per­sone senza Dio, senza scrupoli di coscienza. Leggete le notizie dei giornali, guardate questa nostra povera Italia. Quanta confusione! Quanto male! Quante lagrime!
Chi può essere una guida sicura? E' ancora Fatima che ci parla: è il Papa.
La Madonna si è presa cura del Papa. Sapete perché?
Perché in mezzo a questo disorientamento, se non vogliamo andare nel buio più profondo, dobbia­mo capire che il Papa è la guida sicura.
E' dovere di ogni cristiano riascoltare Pietro e, con l'aiuto della Madonna, seguirlo in tutto e per tutto.
Allora avremo una società migliore, un'Italia migliore e anche un mondo migliore.

La consacrazione a Maria
La Vergine Santissima, visti questi tempi e que­sti momenti tanto tristi, ci chiese anche una cosa bellissima: «Consacratevi al mio Cuore Immacolato».
La consacrazione a Maria non consiste nel legge­re una preghiera e poi uscire dalla chiesa e conti­nuare ad essere come prima.
No. Consacrarsi alla Madonna vuol dire cambiar vita. Vuol dire conversione. Vuol dire essere dei cristiani autentici.
Ricordo qualche anno addietro: quante consa­crazioni! ... Ma quante formule di parole!
La Madonna intende la consacrazione in questo modo: « Se non siamo stati finora dei buoni cristia­ni, ecco inizia la nostra conversione. Da ora in poi sarò un buon cristiano ».
La consacrazione a Maria è il cambiamento del­la nostra vita.
Dobbiamo vedere quello che abbiamo fatto nella nostra vita fino ad oggi di bene e di male. Se abbia­mo fatto delle azioni di cui la Madonna non è con­tenta, ecco, con una buona confessione si chiede perdono a Dio e coll'aiuto della Madonna si cambia vita.


da: ("Vivere il Messaggio di Fatima" di Fratel Gino)

Significato della penitenza
Il terzo mezzo raccomandato dalla Madonna per essere un buon cristiano è la penitenza.
Senza sacrificio, senza rinuncia e mortificazione è ben difficile poter essere dei buoni cristiani.
Il cristianesimo è amore, è sacrificio, è eroismo, è rinnegamento di noi stessi.
Cristo dobbiamo sempre testimoniarlo: ieri col martirio nel Colosseo, oggi e domani con un altro martirio, non con le chiacchere. Le chiacchere sono come la polvere, basta un soffio di vento per portar­le via.
I santi, che veramente hanno amato Dio coi fatti, hanno amato anche la penitenza.
Ascoltiamo l'appello della Madonna: amiamo la penitenza. La penitenza non uccide, ma fortifica l'uomo. Uno cosa sola uccide e distrugge l'uomo: il vi­zio del peccato.

. Quale penitenza? La mortificazione degli occhi
Se non riusciamo a fare la penitenza straordina­ria, cerchiamo di fare almeno quella ordinaria: la mortificazione degli occhi e la mortificazione di non seguire l'attuale moda.
« Se il tuo occhio è puro - dice Gesù - tutto il tuo corpo è nella luce; se non è puro tutto il tuo corpo è nelle tenebre ».
L'occhio fa come lo spazzino, prende, raccoglie e accumula tutto dentro di noi. Da ciò nascono i pensieri e i desideri non belli e si cade così nel marciume del peccato.
Mortificherò i miei occhi. La luce è bella e gli occhi sono cari, ma possono causare anche tanto male per l'anima quando non sono controllati.

Quale penitenza? Evitare la moda indecente
Un'altra penitenza è quella di non seguire l'at­tuale moda.
Già nel 1917 la Madonna diceva: « Verrà in­trodotta una moda che offenderà molto mio Figlio ». Care signorine, oggi parlate molto di vita co­munitaria. Ma se prima non facciamo vita comuni­taria con Dio, è difficile farla col prossimo.
La nostra sorella Maria Goretti, e altre sante, per non far vedere quello che non si deve vedere, hanno lasciato trucidare il loro corpo dalla lama del coltello.
Gesù benedetto ci dice: « Guai a voi se date scandali! E' molto meglio per voi che vi leghiate al collo una macina e vi anneghiate in fondo al mare ».
La Vergine santa ci faccia comprendere ed ama­re la virtù della penitenza, pietra fondamentale per essere cristiani e farci riconoscere tali.

Quale penitenza?
Il dovere quotidiano
La Madonna ci richiama ad una certa penitenza. Quale? Sapete quale?
Prima di tutto quella di fare bene ogni giorno il nostro dovere cristiano, dove ci troviamo.
Tu, madre di famiglia, fa bene il tuo dovere di sposa cristiana nella tua casa.
In qualunque ambiente uno si trovi, deve santifi­carsi facendo bene le cose di tutti i giorni. Poi, deve saper offrire quei sacrifiici che durante la giornata non mancano mai, e offrirli sia per arricchire la pro­pria anima, sia per aiutare le anime lontane da Dio a ritrovare la via della casa del Padre.

Quale penitenza? Mortificare la lingua e l'udito
Che cosa abbiamo di nostro? Niente. Tutto è di Dio.
Chi ci ha donato queste mani, queste braccia? Iddio.
Chi ci ha donato queste gambe per poterci muo­vere? Iddio.
Chi ci ha donato una lingua, la luce degli occhi, l'udito, l'intelligenza? Tutto è di Dio.
Di nostro abbiamo solo una cosa: come li ab­biamo usati questi doni e come disgraziatamente possiamo averli sciupati.
Parliamo del dono della lingua, per che cosa Id­dio ce l'ha donata?
Per parlare con Lui e chiamarlo " Padre ". Quin­di parlate con Lui, usatela per la preghiera. Poi, per parlare a tutti i fratelli.
L'udito è un dono di Dio: quanta gente che non sente!
E noi quanto tempo perdiamo per ascoltare chiacchere, per dar retta ai ciarlatani che parlano alla televisione! ...

Quale penitenza? Mortificare l'intelligenza e il cuore
Dio ci ha dato anche l'intelligenza libera per capire le cose.
Che grande dono! Poter distinguere: questo è bene, questo è male.
Ma come usiamo male anche questo grande dono di Dio!
Tutto ciò che abbiamo è dono di Dio. Noi stessi siamo veramente un dono di Dio.
Ma siamo un dono di Dio quando siamo tutti di Dio, quando non ci separiamo da Dio.
Tutti i doni che Dio mi ha dati sono al suo ser­vizio, al servizio dei miei fratelli per amore di Dio. La cosa non è difficile, è molto facile. Fare del bene vuol dire essere liberi come gli uccelli dell' aria. A fare il male siamo degli schiavi.

Quale penitenza? accontentarsi di quello che si ha
Bisogna ricorrere di nuovo al santo Rosario, perché le mani vogliono possedere qualche cosa.
O riprendete in mano la catena che vi parla di amore, o la fate cadere per prendere, forse, la pi­stola, la quale vi parla di odio. Questo lo vediamo tutti i giorni.
Non tira una pistolettata chi recita il Rosario, perché ha imparato che nel Rosario ci sono i misteri dell'amore, c'è la Bibbia dell'amore, ci sono i pro­feti dell'amore, e c'è anche la nostra vita cristiana, vita d'amore.
Ritorniamo in ginocchio e preghiamo il Signore che questo celeste Bambino, assieme alla sua Mam­ma, dia a tutti la forza di accontentarsi di quello che il buon Dio, per la sua santa volontà, ci dà giorno per giorno, e di non essere mai attaccati alle cose che non ci accontentano mai.
Quando c'è il necessario, c'è tutto. Ci basta. Se si può camminare con la macchina più picco­la, perché logorarsi il fegato per averne una più grande?
Oggi il mondo è scontento, il mondo manca di pace. Ma anche quell'altro mondo, quello che è dentro di noi, è senza pace.
Perché? Perché ci siamo fatti prendere dalla ma­teria. E dove domina la materia non entra Lui, l’autore della pace.


da: " Vivere il Messaggio di Fatima" di Fratel Gino

Il Rosario in famiglia
Vi siete mai resi conto perché in tante famiglie Dio non può entrare? Sapete perché?
Perché nelle nostre famiglie non si prega più. Nelle nostre famiglie non si va più ai sacramenti e lentamente si diventa dei materialoni. E poi la ma­teria ci soffoca, ci acceca, ed eccoci nel buio.
Ma quanto era bella quella famiglia raccolta da­vanti al quadro della Madonna, tutti riuniti, anche i bambini, e si insegnava il Padre Nostro e l' Ave Maria, e dicevano il Rosario!
La corona della Madonna ce la siamo tolta dal­le mani; i nostri bambini talvolta non sanno neppu­re che cos'è.
Ma, cari genitori, non mettiamo più in mano ai bambini il Rosario della Madonna, e a 18 anni vo­stro figlio che cosa avrà in mano? Starà sempre così senza far niente?
Non avete messo loro in mano l'arma dell'amo­re, e dovrete vedere nelle loro mani l'arma dell' odio, la pistola. E non sarà questo anche per colpa dei genitori?

Il Rosario e i giovani
Vorrei farvi una doman­da. Vorrei chiedervi che cosa vuole la società oggi da voi.
Con le chiacchere vi dicono che vogliono perso­ne oneste, ma, strizzando l'occhio maligno vi dico­no: « Ragazzi, cercate di essere disonesti; altrimenti non si fanno i processi, altrimenti non c'è il danaro che gira.
« Ragazzi, non comportatevi bene, perché per creare questo caos di materialismo e per tenere la nostra sedia bella comoda, sono necessarie due brut­te cose, le quali sono sempre unite come due sposi che si mettono reciprocamente l'anello: e quali so­no le due brutte cose che rovinano la nostra società? Il sesso e il denaro.
Essi sono sempre sposati.
Su questo giro di sesso e danaro ora si aggiunge anche la droga ed il resto: c'è chi mangia sopra tutta questa corruzione! ». Ecco che cosa vuole la società.
Se non vogliamo diventare schiavi di certa gen­te, bisogna ricorrere di nuovo al celeste Bambino, bisogna ricorrere di nuovo alla corona del Rosario.

Rosario e Comunione Eucaristica
Il Rosario e la Comunione quanti santi ci hanno dato in questi secoli! Quanti santi che davanti all' Eucarestia hanno passato nottate intere in ginocchio nella chiesa!
Oggi Gesù è solo.
Ma anche gli uomini rimangono soli: quando perdiamo Gesù perdiamo la Testa.

La Comunione riparatrice dei primi cinque sabati
Il secondo mezzo per essere buoni cristiani rac­comandato dalla Madonna a Fatima è una vita de­dita ai sacramenti dell' Eucarestia e della Penitenza.

« Fate spesso la santa Comunione, specialmente con intenzioni particolari, nei primi cinque sabati del mese. Fatela in riparazione al mio Cuore da voi tanto offeso ».
Dobbiamo costatare purtroppo che questa nostra grande e santissima Mamma è stata fra tutte le don­ne la più maltrattata e offesa.
Ripariamo il male recato a questo Cuore da noi e dagli altri.
Viviamo la nostra vita di sacramenti, special­mente la confessione e la comunione: così nel no­stro cuore avremo sempre la luce.
Non più peccare, ma amare. Non più chiacchere ma fatti per corrispondere all' Amore.

La preghiera non basta senza la penitenza
Se non facciamo mai la preghiera non ci si rie­sce. Quindi necessitano preghiere e sacramenti. Però non bastano. Molte persone mi dicono « Io prego, faccio sempre la Comunione, però mi accorgo che ricado sempre nelle stesse miserie ». Sapete perché ci cascano? Perché manca anco­ra una parte importante, manca la penitenza.
Che cosa sarà questa penitenza? I santi ne han­no fatte diverse e in molte forme. Che cosa significa per noi penitenza?
Ve n'è una molto importante e molto facile per tutti: la penitenza dei nostri occhi.
Perché? Perché se il nostro occhio è puro, cioè abituato a guardare le cose pure, buone, belle, e scansa quelle che non sono da guardare, tutto il suo corpo sta nella luce, come dice il Signore. Se il mio occhio non è puro, anche tutto il mio corpo sarà nella tenebra, è certo.
La preghiera e la Comunione devono essere aiu­tate da quest'altra che si chiama penitenza o morti­ficazione.
Non è che dobbiamo andare sempre a testa bas­sa, che si andrebbe a sbattere contro la gente. Però se il televisore trasmette cose stupide e abbiamo il coraggio di chiudere; se andiamo per strada e s'in­contrano cose indecenti o dannose e si volge lo sguardo dall'altra parte ... questa è penitenza : la penitenza dei nostri occhi che ci è di aiuto per rag­giungere la perfezione.

da: ("Vivere il Messaggio di Fatima" di Fratel Gino)

martedì 10 marzo 2009

venerdì 6 marzo 2009

GESU' E I BESTEMMIATORI

Gesù rivelò alla Serva di Dio, Suor Saint-Pierre, carmelitana di Tours (1843), l'Apostola della Riparazione: « Il mio nome è da tutti bestemmiato: gli stessi fanciulli bestemmiano e l'orrìbile peccato ferisce apertamente il mio Cuore. Il peccatore con la bestemmia maledice Dio, lo sfida apertamente, annienta la Redenzione, pronuncia da sé la propria condanna. La bestemmia è una freccia avvelenata che mi penetra nel Cuore, Io ti darò mia freccia d'oro per cicatizzarmi la ferita dei peccatori, ed è questa:

Sempre sìa lodato, benedetto, amato, adorato, glorificato, il Santissimo, il Sacratissimo, l'adoratissimo eppure incomprensibile - Nome di Dio in cielo, in terra o negli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di Dio. Per il Sacro Cuore il nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell'altare. Amen.


Ogni volta, che ripeterai questa formula ferirai il mio Cuore d'amore. Tu non puoi comprendere la malizia e l'orrore della bestemmia. Se la mia Giustizia non fosse trattenuta dalla Misericordia, schiaccerebbe il colpevole verso il quale le stesse creature inanimate si vendicherebbero, ma ìo ho l'eternità per punirvi! Oh, se sapessi quale grado di gloria ti darà il Cielo dicendo una volta sola: O ammirabile Nome di Dio! in spirito di riparazione per le bestemmie!».
Nel 1846 la Madonna appariva piangente a La Salette lamentandosi che ormai non poteva più trattenere il braccio della divina giustizia irritata contro i bestemmiatori, e minacciava gravi castighi se non si cessava d'insultare il Nome Santo di Dio.

Cuore dolcissimo di Gesù, confido e spero in Te

RIFLESSIONE DI UNA ESPERIENZA con i fedeli

La bestemmia è contro la legge naturale, insita nella natura stessa
dell’uomo, valida per tutti gli esseri umani in tutti i tempi e in
tutte le circostanze; e contro la legge positiva, dettata e fatta
scrivere con parole da Dio, a conferma e a sviluppo della legge
naturale.
Sfida Dio, in quanto lo tratta per nemico, lo provoca a reagire, lo
considera impotente a controbattere, lo oltraggia solo per il
maledetto piacere di oltraggiarlo.
È il linguaggio del diavolo, che disse: “Salirà in cielo, sulle stelle
di Dio innalzerò il trono.., salirò sulle regioni superiori delle
nubi, mi farà uguale all’Altissimo” (Is. 14, 13-14).
Offende gli altri nella loro coscienza religiosa che sente sacro il
sentimento verso Dio e verso quanto è a Lui intimamente unito, e li
offende anche nella loro dignità di persone.
Contagia tutti, perché l’uomo ripete quello che sente, vive di
imitazione, opera secondo l’ambiente, diventa prigioniero delle
abitudini comuni, ripensa alle cose udite anche quando non è
pienamente cosciente di sé.
Attenta alla società, perché, essendo di solito pubblica, è facile a
dilagare, arriva anche alle orecchie di chi non vuol sentirla, rende
peggiori i cattivi, indigna i buoni, diminuisce il rispetto per
l’uomo, abbassa il comune sentire religioso.
È esattamente il contrario dell’adorazione, della lode e della
preghiera dovute al Creatore; lo sputo della malvagità più ripugnante
di quello della bocca; il peggior segno dell’empietà umana.
Procede più da scelleratezza che da fragilità o da ignoranza si beve
essa stessa la maggior parte del suo veleno, è peccato. Ma oltre che
malizia, la bestemmia contiene stoltezza.
È irragionevole. Se il bestemmiatore crede nell’esistenza di Dio e
quindi sa che Egli è infinitamente potente e può colpirlo
sull’istante, perché lo offende invece di invocarlo per le proprie
necessità?
Questi sono alcuni concetti della bestemmia, vorrei ora affrontare in
base alla mia esperienza un argomento poco trattato ma molto
importante da conoscere : “Le conseguenze della Bestemmia”
Don Enzo Boninsegna nei suoi scritti definisce la bestemmia “Urlo
dell’ inferno”,
E’ proprio così. Infatti come testimoniano le tante persone, che
vengono da me per una speciale benedizione o una preghiere di
liberazione e guarigione, ho potuto verificare che il crollo della
loro vita è dovuto proprio a una maledizione, che ha le sue radici
nella bestemmia. Questa maledizione ricade sia sulla persona stessa
sia su tutta la famiglia scatenando un vero e proprio inferno. In
breve, l’allontanamento dalla grazia di Dio, conseguenza della
bestemmia, attira su di sé quella maledizione della vita terrena, cioè
quel malessere interiore, che è già esperienza della rovina eterna.

Le principali conseguenze di questa maledizione sono:
- La salute - un susseguirsi di malattie a volte
inspiegabili scientificamente e senza guarigione, con la conseguenza
spesso di una grave spesa monetaria.
- Litigi in famiglia - incomprensione, incapacità di
dialogo, urli d’imprecazione, urli di maledizione, disperazione,
sfiducia totale, diffidenza nei rapporti con se e con gli altri,
manifestazione di odio e di ira l’uno contro l’altro , mancanza di
lavoro o grossi problemi lavorativi sia con le altre persone sia a
livello pratico spesso causa di ulteriori preoccupazioni e
depressioni, inoltre portatori di abitudini nefaste e distruttive
(droghe , alcol e così via), crisi economica. La situazione familiare
peggiora giorno dopo giorno senza via di uscita andando incontro alla
desolazione del deserto ,all’agonia e alla morte di ogni virtù.

A volte si può avere l’impressione, dall’esterno, che chi bestemmia,
abbia una vita decorosa e dignitosa sia dal punto di vista economico
che umano, ma ad un occhio spiritualmente e virtuosamente attento
risulta evidente quanto tutto questo sia effimero e vano. Infatti, se
si avesse la possibilità di vedere queste persone in ogni istante
della loro vita si vedrebbe il loro malessere e la loro disperazione e
desolazione interiore, questo è visibile ad un occhio attento magari
nel momento in cui questa persona lo mostra in modo evidente con un
atteggiamento di collera improvvisa o di odio o di invidia,
mostrandosi in tutta la sua disumanità.

La bestemmia , in varie regioni, è diventata una cultura del
linguaggio popolare generando sempre meno disagio ,ed è diventata
normalità con la inconsapevolezza delle sue conseguenze malefiche.
Anche le bestemmie pronunciate per abitudine o in un atto di rabbia
senza la cattiva intenzione possono verificarsi fatali.
“Urlo dell’inferno” proprio così, la bestemmia produce l’inferno, come
ne fanno esperienza coloro che le pronunciano, essendo una condanna in
se stessa.
Quando infatti si pronuncia una bestemmia si scatenano le potenze
infernali, in un urlo di gioia, e la persona che bestemmia viene
afferrata dalle zanne del demonio che difficilmente se la lascerà
strappare, anzi quest’anima sarà trascinata sempre più verso una
collaborazione sia in atti che in parole all’offesa dell’Onnipotente
Dio creatore del cielo e la terra e di tutta la sua corte celeste.
Nonostante questa persona possa ricevere, attraverso eventi o contatti
con altre anime il messaggio salvifico di amore e accoglienza di Dio
creatore, ne rimarrà diffidente poiché trascinato dall’inganno del
demonio che egli stesso ha attirato, questo è il motivo per cui
risulta difficile un’inversione di rotta.
La superbia ,la disobbedienza dell’uomo verso Dio conseguenza del
peccato producono tante tragedie all’umanità, Dio nella sua infinita
misericordia permette ciò affinché l’uomo si ravveda e possa
ritornare al suo creatore, ma spesso in queste situazioni l’uomo
bestemmia Dio ancora di più.
Nell’Apocalisse, parola di Dio, per ben tre volte ci conferma questi
avvenimenti apocalittici; è la situazione dell’uomo contro Dio (Ap.
16,9) “E gli uomini bruciarono per il terribile calore e bestemmiarono
il nome di Dio che ha in suo potere tale flagelli, invece di
ravvedersi per rendergli omaggio; (Ap. 16, 9b-10) “Gli uomini si
mordevano la lingua per il dolore e bestemmiarono il Dio del cielo a
causa dei dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni;
(Ap. 16,21) “ E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosciò
dal cielo sopra gli uomini, e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del
flagello della grandine, poiché era davvero un grande flagello”. Ecco
la condizione dell’uomo quando bestemmia.
Quale potrebbe essere la salvezza della sua anima? Non basta una
semplice confessione, anche se al bestemmiatore si rende difficile
confessarsi poiché è già qualcosa lontano da lui, ma quando vi riesce
ed ha l’occasione di pentirsi, perché è vero che Dio perdona tutti i
nostri peccati, rimangono comunque le conseguenze che sono radicate
nell’anima e che portano tanta rovina. Prima di tutto c’è bisogno di
tanta riparazione, assiduità nel partecipare alla santa messa,
preghiere del Sangue preziosissimo del nostro Signore Gesù Cristo in
croce, offerta di atti di carità e penitenza per i bestemmiatori, la
confessione almeno una volta alla settimana per un periodo di tempo, e
una continua preghiera per chiedere la conversione di cuore e l’umiltà
di ogni giorno, ed ogni volta che sente bestemmiare gli altri, pregare
il sangue di Cristo di bagnare questa anima perché abbia la
possibilità di salvezza e possa arrivare a lui l’annuncio del vangelo
affinché si possa redimere.

Fratelli e figli miei non sapete il dolore che mi causa quando una
persona confessa il peccato della bestemmia, basta una volta per
travolgere tutto. Il dolore è più forte di quando una donna confessa
il peccato dell’aborto, nonostante abbia una scomunica (latae
sententiae), viene reintegrata nel seno della chiesa con molta
misericordia , ed è una gioia che abbia chiesto perdono e possa amare
il suo figlio non nato, pregando per lui affinché questo figlio sia
avvolto della luce dell’amore di Dio.
Il bestemmiatore, invece, mi fa piangere perché è un godimento del
demonio e la persona appartiene ad esso con le sue conseguenze.
Purtroppo oggi il tutto viene preso con leggerezza come fosse un
peccato qualsiasi.
Con questa mia pubblicazione, delle conseguenze della bestemmia,
voglio far prendere coscienza della gravità che essa comporta e dare
degli strumenti perché questa anima abbia la possibilità di liberarsi
di questa tragedia che sta devastando l’umanità.
In ultimo affinché queste persone si redimono, innalzo una preghiera
alla potente intercessione della nostra mamma celeste, affinché lei
possa in comunione con tutti i santi del paradiso schiacciare la testa
del maligno che ci soccombe giorno e notte. Stenda il suo manto
materno a noi figli facendo scendere su di noi lo Spirito Santo per
essere abbracciati dalla bontà di Dio nel cuore misericordioso del suo
Figlio Gesù Cristo.

Don Alberto Abreu.

sabato 14 febbraio 2009

La Corona del Rosario


Fintantoché nelle nostre mani non tornerà la dolce corona...
Che triste tempo è il nostro! Perché? Perché ab­biamo perduto Dio.
E guardate, non c'è via di salvezza. Se vogliamo essere salvi la via è una sola: Maria Santissima col suo Cuore Immacolato.
Ma fintantoché nelle nostre mani non tornerà la sua dolce corona - io ci spero poco - la salvezza sarà un' illusione.
Se ci ritorna la corona del Rosario, allora si me­dita un po' di più la nostra vita cristiana, allora capiremo un po' di più le virtù cristiane, e tanta cattiveria del nostro cuore andrà via perché diven­teremo più virtuosi, sapremo esercitare di più la ca­rità, sapremo essere meno egoisti, sapremo distac­carci da tante cose materiali che ci portano ad un' inquietudine continua. Impareremo ad osservare di più i Comandamenti di Dio, a seguire di più la Chiesa fondata da Gesù Cristo, ad essere luce per tutti gli uomini nostri fratelli.

Un quarto d'ora a Maria: il Rosario quotidiano
Consacrate ogni giorno un quarto d'ora al Ro­sario di Maria.
Cercate di darglielo questo quarto d'ora. E' un quarto d'ora, guardate che cosa richiedono i misteri, e non sia quella una preghiera ciancichiata in qual­che modo ...
Alle volte, quando vado a letto presto, metto la sveglia alle 2,30. Mi alzo, mi dico un Rosario. Ci metto un'ora.
Beh! Nel santo Rosario ci trovo la Bibbia, tutto quel grosso volume messo lì nella forma più sem­plice. Ci trovo i quattro Vangeli. Quindi ci trovo la venuta di Cristo, la mia redenzione, la mia vita cristiana, e inoltre la mia vita religiosa, perché lì, nei misteri del Rosario, c'è l'umiltà, c'è il distacco dalle cose della terra, c'è la carità nel trattare con gli altri. C'è tutto.
Allora comincio a pensare: ma mi comporto bene? Faccio io come dice il Vangelo, come dice questo Rosario? Penso al Padre Nostro? ...

Validità del Rosario
La preghiera che la Madonna - specialmente la Madonna invocata sotto il titolo di Madonna di Fatima - desidera di più è il Rosario.
Oggi questa preghiera è molto combattuta: la combattono coloro che si dicono sapienti. Essi l'han­no già abbandonata perché per loro è una preghie­ra che non dice più niente, è un inutile ripetersi di parole.
Mi fanno pena, mi fanno veramente pena.
Nel Rosario della Madonna c'è contemplata la vita di Gesù, la vita di Maria e la nostra vita cri­stiana. Quindi è cosa validissima.
Perché il cielo insiste tanto sulla recita del Ro­sario?
Perché nei misteri del Rosario c'è tutto il Van­gelo. Ma purtroppo il santo Vangelo è poco cono­sciuto, poco meditato, e di conseguenza anche poco vissuto.
E' proprio nella recita al Rosario che si torna al Vangelo, si torna ad essere veri discepoli di Gesù.
Il Cuore Immacolato di Maria è un mare di grazia che si riversa sulle anime a Lei consacrate

II Santo Curato d'Ars e il Rosario
La Madonna è viva, non è morta.
Con la Madonna si parla e si conversa quando si prega, e in particolare quando la si prega col san­to Rosario, perché il Rosario mi fa meditare e mi fa chiedere aiuto per mettere in pratica quello che ho meditato.
Quando si trattò di ordinare sacerdote il santo Curato d' Ars, per la poca capacità nello studio, il vescovo chiese: « Sa dire il Rosario? ». Gli fu ri­sposto : « Molto bene ». Allora il vescovo disse: « Ordiniamolo chè sarà un buon prete ».
Quando un postulante, un frate, una suora, un seminarista, non ama il Rosario, mandatelo via per­ché non sarà mai un buon prete o una buona suora.

da: ("Vivere il Messaggio di Fatima" di Fratel Gino)

Vivere il Messaggio di Fatima


La Madonna a Fatima richiama i suoi figli
Quando un figlio non segue la strada retta, in­segnata dai genitori, la prima, pronta a intervenire e a richiamare, è sempre la mamma. In mille modi essa cerca di far capire al figlio il dispiacere che ha arrecato a suo padre e la gravità del disprezzo per tutto quello che ha fatto e che fa per il suo bene. E al richiamo aggiunge anche i duri provve­dimenti che il padre prenderà se lui non cambia.
La Vergine di Fatima, Mamma nostra, ha lascia­to il cielo e coi suoi richiami è luce per tutti i suoi figli.
« Ritornate sulla via della luce », dice la Ma­donna, « fate quanto il vostro Padre vi dice. Se non fate ciò, per voi ci saranno i suoi provvedimenti; una nuova guerra si scatenerà sul mondo, vi saran­no distruzioni, fame, nazioni soppresse, la fede sa­rà combattuta e perseguitata. Tutto questo sarà scongiurato se ritornerete alla vita cristiana ».

Che cosa ci Chiede la Madonna
La Madonna già ci avvertiva di queste cose. Ma l'uomo è rimasto sordo.
Che la Vergine santa ci converta tutti, perché ab­biamo bisogno di un'autentica conversione.
Ci chiese poche cose. Ci chiese una preghiera, e ce ne additò una particolare: « Dite il Rosario, dite il Rosario! ».
E anche ai bambini: « Dite il Rosario, bambini, perché la guerra finisca e i peccatori si convertano ». Ora è arrivato anche il tempo in cui i cristiani hanno abbandonato anche il Rosario, hanno conte­stato il Rosario. E' triste!
Che cos'è il Rosario? E' il Credo: il nostro Credo. Recitato insieme con la Madonna, un cristiano non può fare a meno, almeno per venti minuti, un quarto d'ora, dieci minuti, di meditare tutti i giorni i misteri della nostra santa fede.

La Madonna contro il peccato

Già nel 1917 la Madonna vedeva che l'uomo, in­vece di amare il vero Dio, avrebbe amato il falso dio, il peccato.
Oggi la parola "peccato" per la maggioranza degli uomini è niente. Non si ha paura del peccato. Guardate, i tre quarti dell'umanità, oggi, sono distrutti dal cancro: intendo cancro, malattia fisica, in questo momento. Tutti hanno paura.
Eppure c'è un altro cancro che fa continuamente versare tante lagrime, e di quello non si ha paura. Io ne ho paura.
Ed è il cancro vero, quello del peccato. L'altro, si sa, prima o dopo sarà superato e d'altra parte que­sto mondo una volta o l'altra dovremo pure lasciar­lo. Ma l'altra bestia, l'altro cancro, quello veramente mi mette paura.
Quanto dolore sta seminando nel mondo il pec­cato! Quanto odio! Quanta disonestà! Quante lagri­me di dolore fa versare!
Nel tempo addietro quando si leggeva la Storia Sacra e si leggeva di Caino e di Abele - io mi ricordo - mi faceva male.
Oggi nel cuore di tanti uomini, anche uccidere il proprio fratello è diventata una cosa da niente. Questo è il cancro.

Il peccato è la morte
Se c'è l'amore non c'è peccato.
Se Dio lo amo, non lo posso offendere. Noi si offende Dio perché ci manca l'amore verso Dio. Che cosa fa il cadavere?
Il cadavere ha un cervello, però non agisce più, non pensa più. Ha degli occhi, però non vede più. Ha delle orecchie, però non sente più. Ha un cuore, ma non batte più, non ha più amore, non ha più desiderio, non ha più volontà. E' un cadavere. Quanti cristiani sono dei cadaveri! Cristo non l'hanno più nella mente, non l'hanno più nel pen­siero, non l'hanno più nel cuore.
Non hanno più affetto per Lui, non hanno più desiderio di seguire Lui, non hanno più amore per Lui.
Il loro pensiero, oggi, l'unico - sembra quasi che non ce ne siano altri - è il piacere della carne.

La preghiera
La Madonna, Madre amorosa, ci ha indicati i mezzi validissimi per essere buoni cristiani.
Il primo è la preghiera.
Ecco il grande mezzo per parlare con Dio e ri­manere a Lui uniti.
I nostri fratelli Santi, i quali come noi sono passati su questa terra, avendo capito il valore della preghiera, sono stati grandi uomini di preghiera.
Un tale, di stile " moderno ", mi ha saputo dire in questi giorni che la preghiera è una perdita di tempo e che, del resto, oggi tutto è preghiera. Buona scusa per non pregare.
Vi assicuro che da quel giorno prego sempre il Signore con queste parole: « Signore, quando le mie ginocchia si piegano davanti a Te, allontana da me il pensiero che stia perdendo del tempo.
La Madonna, poi, come preghiera, ha insistito sulla recita del santo Rosario.

Ritorniamo al Santo Rosario!
C'è bisogno che ci aggrappiamo tutti al manto della Madonna: che tutti torniamo a tenere il Ro­sario in mano!
Ma se non lo riprende in mano il pastore, non si può pretendere che lo riprenda la pecora.
Cari sacerdoti, non l'avete più voi il Rosario in mano. Ma non ce l'hanno neanche le vostre fami­glie cristiane! E ve le
vedete andare a rotoli.
Non c'è più il Rosario di Maria nelle famiglie, ma ci avete visto arrivare il divorzio, le separazioni, le discordie.
Nella famiglia non c'è più la preghiera, e la man­canza di preghiera li tiene lontani anche dai sacra­menti.
Dove mancano queste cose, preghiera e sacra­menti, state tranquilli, ci manca tutto. E anche la famiglia va a rotoli.

da: ("Vivere il Messaggio di Fatima" di Fratel Gino)

sabato 7 febbraio 2009



CHE COS’E’ L’EUCARISTIA?
Dell’Arcivescovo Angelo Comastri

L’Eucaristia è il gesto dell'amore eccessivo di Cristo reso presente nel segno sacramentale, affinché diventi il nostro quotidiano nutrimento, cioè diventi la nostra vita, personale e ecclesiale in­sieme. In ogni Eucaristia, infatti, si compiono que­ste parole di Gesù: "Pa­dre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi sanno che tu mi hai man­dato. E io ho fatto cono­scere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro" (Gv 17,25-26). In ogni Eucaristia noi entriamo in comunione con il gesto salvifico della Croce, che è gesto di amore supre­mo, per diventare sempre di più un popolo che ama con lo stesso amore di Cristo e, di conseguenza, per essere il suo corpo ecclesiale.
I racconti dell'istituzione dell'Eucaristia, nei quali già si riflette una Chiesa che viveva di Eucaristia, non lascia­no ombra di dubbio: Gesù nell'ultima cena ha offerto da mangiare il suo ‘Corpo dato’ e il suo ‘Sangue versato’. Cioè: nei segni sacramentali del pane e del vino, Egli ha consegnato - perché sia assunta, perché sia fatta propria, perché diventi ispirazione e sorgente di vita - la Sua pas­sione, il Suo atto di offerta, la Sua vita nella condizione della suprema carità.
L'autore della Lettera agli Ebrei osserva: "Se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati li santificano purifican­doli nella carne, quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente?" (Eb 9,13-14).
Gesù Crocifisso e Risorto è, davanti al Padre, nel gesto eterno dell'offerta d'Amore per la salvezza dell'umanità. Questo gesto si rende presente nella Santa Eucaristia come pane che ci nutre e come vino che ci dis­seta, affinché anche noi diventiamo un popolo incendiato dall'amore di Dio. Nella seconda epiclesi (= invocazione) della secon­da Preghiera Eucaristica diciamo: "Ti preghiamo umilmente: per la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo". L'Eucaristia ha questo scopo: renderci un solo popolo nelle cui vene spirituali circola l'amore di Dio. Noi non dobbiamo difenderci dall'Eucaristia (come spesso acca­de!), ma dobbiamo aprirci al suo dinamismo e lasciarlo operare pienamente in noi. Così diventeremo roveti ar­denti nel buio e nel freddo del mondo!
Malcom Mudgeridge, giornalista della BBC, nel 1969 venne inviato a Calcutta per realizzare un docu­mentario sulla eroica vita di Madre Teresa di Calcutta e delle sue suore.
Il giornalista, appena giunto a Calcutta, andò a visita­re la prima Casa di Madre Teresa: erano due enormi stanze, nelle quali venivano raccolti e amorevolmente assistiti i moribondi trovati abbandonati lungo le strade dell'enorme città indiana. Lo spettacolo era impressio­nante e... anche ripugnante: però l'amore delle suore riscattava il luogo e lo rendeva un abbraccio di calda misericordia. Molti poveretti morivano, ma sorridevano; gli ammalati erano denutriti, ma avevano gli occhi illu­minati dall'amore incontrato in quella casa; e Madre Teresa, con le sue suore, appariva come una lampada splendida nella notte buia dell'egoismo del mondo.
Il giornalista, a bruciapelo, chiese a Madre Teresa: "Dove trovate la forza per vivere qui, in mezzo a tanto dolore e a tanta miseria?". Madre Teresa prontamente soggiunse:
"La nostra forza è l'Eucaristia!".
Il giornalista inglese, che non era credente, rimase col­pito. Ritornò a Londra, ma continuò periodicamente a frequentare la Casa dei Moribondi, nella quale aveva percepito l'esistenza di un'altra Vita.
Dopo alcuni anni, chiese il Battesimo e divenne cattolico. E dichiarò: "Ho chiesto il Battesimo e desidero diventare cattolico per ricevere quella Eucaristia che in quelle suore produce il miracolo dell'amore: voglio viverlo anch'io!".
E, prima di morire, confidò: "Questo è il cuore del cristianesimo: l'Amore vale più di tutta la cultura!".
Malcom Mudgeridge è un uomo convertito dal fuoco di amore acceso dall'Eucaristia nel cuore credente di alcune suore.
Prendiamo una decisione: dopo la Messa andiamo anche noi a portare l'Amore di Cristo a qualche povero o a qualche sofferente che vive accanto a noi!

Il comandamento dell'amore
Ora ben comprendiamo che il comandamento dell'amore è strettamente legato al sacramento dell'amore, che è l'Eucaristia. Cerchiamo di capi­re il ‘perché’, andando a visitare i vari racconti dell'istituzione dell'Eucaristia. In tali racconti noi troviamo un particolare illuminante: tutti gli evan­gelisti sottolineano che Gesù, nel momento in cui ha istituito l'Eucaristia e l'ha donata alla Chiesa, ha fatto riferimento al sacrificio dell'alleanza (Lc 22,20: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, quello versato per voi").
Ma noi sappiamo, esattamente dal racconto del primo sacrificio dell'alleanza riportato in Esodo 24, che non può esistere alleanza senza una "legge di alleanza" e senza l'impegno di osservare questa legge. Mosè, infat­ti, nel momento culminante dell'alleanza del Sinai, asperge con il sangue l'altare, che
rappresenta Dio, e poi, prima di aspergere il popolo con lo stesso sangue, pro­clama la legge dell'alleanza e tutto il popolo esclama: "Tutto quanto Jahvè ha detto, noi lo faremo e obbediremo" (Es 24,7).
Soltanto dopo questo impegno formale, Mosè pronun­cia le parole, che poi verranno riprese da Gesù, e dice: "Ecco il sangue dell'alleanza, che Jahvè ha stretto con voi mediante tutte queste parole" (Es 24,8).
Il popolo di Israele conosceva bene tutto questo e chiaramente non poteva concepire un sacrificio di alleanza senza una legge di alleanza. Se Gesù, allora, ha compiuto il sacrificio della nuova alleanza donando il suo Corpo e il suo Sangue per la nostra salvezza e se ha voluto regalarci il sacramento del sacrificio della nuova alleanza, che è l'Eucaristia, non poteva non donarci anche la legge della nuova alleanza.
Tale legge è il comandamento nuovo, riferito da Gio­vanni nel suo racconto della cena: "Quand'egli fu uscito, Gesù disse:
“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13, 34)”.
I Sinottici (Matteo, Marco e Luca), nei loro racconti dell'istituzione dell'Eucaristia, non riferiscono questo particolare perché apparteneva alla quotidiana esperien­za della comunità cristiana (basta leggere Atti 2,42-48 e Atti 4,32-35) e, pertanto, era una ovvietà. Giovanni, in­vece, scrive per ultimo e lo Spirito Santo gli suggerisce di fermare per iscritto il racconto del dono del comanda­mento nuovo, affinché nutra continuamente la memoria dei discepoli. E ce n'è bisogno!
In ogni Eucaristia, pertanto, mentre celebriamo il sacrificio della Nuova Alleanza, noi dobbiamo sentire la voce di Gesù che ci ricon­segna il comandamento della Nuova Alleanza, cioè il comandamento che ci permette di farci rico­noscere come autentici di­scepoli di Gesù: il coman­damento dell'amore!
Sant'Ignazio di Antio­chia, che scrive agli albori del secondo secolo cristia­no, usa una terminologia, che profuma di Eucaristia vissuta. Egli, scrivendo ai cristiani di Smirne, conse­gna loro il saluto della comunità cristiana di Tro­ade e dice: "Vi saluta la carità di Troade". La co­munità cristiana viene chiamata carità! È im­pressionante! Si capisce, allora, anche il senso pre­gnante delle parole usate da sant'Igna
zio per saluta­re la Chiesa di Roma. Egli dice: "Ignazio, chiamato anche Teoforo, alla Chie­sa che è oggetto della mi­sericordia e della munifi­cenza del Padre altissimo e di Gesù Cristo, suo uni­co Figlio; amata e illumi­nata per volontà di Colui che ha voluto tutte le cose che sono, secondo la carità di Gesù Cristo, nostro Dio; che in Roma presiede santa, venerabile, degna d'essere chiamata beata, meritevole di lode e di felice successo; adorna di candore, che presie­de la carità, depositaria della legge di Cristo e insignita del nome del Padre. Questa Chiesa io saluto nel nome di Gesù Cristo, figlio del Padre". Presiede la carità vuol dire: presiede la comunità. Che grande messaggio!
Questa freschezza evangelica vinca le incrostazioni dell'abitudine e della smemoratezza e ci riporti alla novi­tà sorgiva del Cenacolo: ciò può accadere in ogni cele­brazione dell'Eucaristia. E questo è il miracolo che deve accadere ogni domenica... quando partecipiamo vera­mente alla Santa Messa.

Un fatto impressionante
Nel 1939, subito dopo l'inizio della seconda guerra mon­diale, a tutti i tedeschi fu distribuita una tessera annonaria: e il razionamento del cibo durò in Germania fino al 1948! In quei nove anni, un solo cittadino - anzi una cit­tadina - non ebbe il diritto a quella tessera: le era stata ritirata subito con la moti­vazione ufficiale che non ne aveva bisogno, visto che non mangiava e non beveva nulla. Così anche la pesante burocrazia del Terzo Reich nazista rendeva testimo­nianza, suo malgrado, della verità di uno dei casi più clamorosi della storia: il caso di Teresa Neumann di Konnersreuth (Germania), che per trentasei anni inin­terrotti si è nutrita soltanto di Eucaristia: e ogni setti­mana, dalla notte del giove­dì sino al mattino della do­menica, riviveva nella sua carne tutto il mistero della passione-morte-risurrezio­ne di Gesù.
Teresa Neumann è mor­ta nel 1962, a sessanta­quattro anni. Era nata nel 1898 e, all'età di vent'an­ni, si procurò una lesione alla spina dorsale mentre correva in soccorso dei vicini ai quali si era incendiata la cascina. Ne ricavò prima una paralisi alle gambe e poi, per un'altra rovino­sa caduta, anche la cecità totale.
Il padre, tornato dal fronte nel 1919, le portò dalla Francia una immaginetta di una giovane carmelitana non ancora conosciuta in Germania: si chiamava suor Teresa di Lisieux!
Teresa Neumann cominciò a pregarla e il 29 aprile del 1923, giorno della beatificazione della piccola carmelitana francese, ella riacquistò di colpo la vista. Due anni dopo, il 17 maggio 1925, mentre Pio XI a Roma dichia­rava Santa la carmelitana di Lisieux, Teresa Neumann ritrovò l'uso perfetto delle gambe.
Un anno dopo, nel periodo pasquale, la giovane conta­dina tedesca scopriva che nelle sue mani, nei piedi, nel costato e anche sul capo le erano apparsi i segni della Passione di Gesù: da allora, per trentasei anni, nella notte di ogni giovedì entrava letteralmente nei racconti evan­gelici a partire dall'Ultima Cena; e, come in tempo reale, accompagnava Gesù sino alla morte nel primo pomerig­gio del venerdì, mentre le ferite si aprivano nel suo corpo e sanguinavano copiosamente; alle ore 15.00 del venerdì cadeva in un sonno profondo dal quale si risvegliava gioiosa, con le ferite richiuse, il mattino della domenica. Da quando cominciarono questi fenomeni, Teresa Neumann per trentasei anni non mangiò né bevve nulla, assumendo soltanto ogni mattina la Santa Comunione. I medici invitati per controllarla, giorno e notte, partivano dallo scetticismo per approdare a clamorose conversioni di fronte alla stupefacente e inimmaginabile verità:
Tere­sa si nutriva soltanto di Eucaristia!

lunedì 26 gennaio 2009


In Maria non vi è notte, perchè il Lei non c'è mai stato nè peccato, nè la minima ombra di colpa. Maria è un luogo santo, il santo dei santi dove i santi sono formati e modellati.

S.Luigi Maria Grignion da Montfort

venerdì 9 gennaio 2009






Perché una lettera pastorale sull'Eucaristia e la famiglia? Per imparare ad amare! Infatti, se contempliamo l'Eucaristia, impariamo ad amare nella verità: e la famiglia è il primo luogo dove le persone si vogliono bene. Subito ci vengono in mente non poche situazioni familiari in difficoltà: coppie più e meno giovani che dubitano del loro amore, che si lasciano; genitori e figli che attraversano contrasti anche aspri e dolorosi; rapporti difficili con le famiglie di provenienza. È fuori dubbio che l'amore è una realtà preziosa e delicata: quando è custodita e alimentata, allora diventa una forza straordinaria, nessuna prova può spegnerla, diventa più forte della morte. Non si può vivere senza amore. Senza amare e senza essere amati, la vita diventa sterile e ci sentiamo come un ramo secco. Anche le altre cose belle (la salute, il lavoro, le relazioni...), se non sono animate dall'amore, perdono valore, scolorano, causano soddisfazioni ma non riempiono il cuore. Il valore più importante e decisivo è la fede che ci apre a Dio; che illumina le prove e i dolori; che dona senso alle gioie; che svela il nostro destino. Ma la fede, in definitiva, è credere all'amore di Dio; è affidarsi al suo abbraccio; è rispondere con l'amore dei figli. Sì, la fede ci riporta nell'orizzonte caldo dell'amore. La divina Eucaristia è il sacramento vivo di quest'Amore che ci abbraccia, illumina la vita e ci insegna ad amare. È una permanente scuola d'amore. È per questo che gli sposi - ma anche i nostri ragazzi, i giovani, i consacrati - dovrebbero continuamente porsi a questa scuola che, mentre ci insegna la difficile arte di amare, fa fare l'esperienza di ciò che insegna. Ma perché amare, pur essendo bello, è difficile, tanto che non di rado i legami si spezzano? Sembra che oggi si abbia paura dell'amore: di amare e di essere amati. L'amore, infatti, mette in gioco; chiede serietà e solidità interiore. Oggi, invece, si dicono troppe bugie sull'amore. Così si crede che sia quasi un gioco, un'emozione forte che deve sempre gratificare. Quando ciò non accade, allora si resta delusi e si cambia.





Amare è donarsi
L'Eucaristia è la ripresentazione del sacrificio del Calvario. Sulla croce, Gesù ha dato la vita per noi: "Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Giovanni 15,13). [..] Questo è l'amore! Chi, nel rapporto sponsale, ha paura di perdere se stesso, qualcosa della sua libertà; chi non è disposto a rinunciare per andare incontro all'altro, per diventare "una sola carne" come dice la Bibbia (cfr Genesi 2, 24), non gusterà mai la bellezza vera dell'amore. Continuerà a ritenere di poter fare tutto come prima del matrimonio - abitudini e preferenze - mentre deve tener conto che non è più solo. È nato un nuovo "noi". Penserà che l'amore è solo godimento e mai rinuncia, è solo prendere e non anche dare, è sempre gioia e mai sofferenza; è solo esaltazione emotiva e non scelta che resiste al movimento delle sensazioni e delle emozioni. A volte, anche in questo delicatissimo campo, sembra dominare il criterio dell'efficienza secondo il quale l'amore deve essere un'esperienza sempre facile, e che ogni prova o ferita siano insuccessi da cancellare al più presto. Ma l'Eucaristia insegna diversamente: ci ricorda che l'esperienza dell'amore è soprattutto dono di sé, anche quando ciò è costoso. E in questo non scompare l'amore; anzi, sta qui la prova della sua verità e della sua forza, il terreno privilegiato della sua crescita. Gesù si rivela Re del mondo quando dona la vita per il mondo che ama. Oltre che nel cuore del Padre, la sua gioia sta nell'offrire la sua vita perché l'uomo viva!





Amare per sempre...
"Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo 28,20). L'Eucaristia è il segno sacramentale più commovente della presenza reale di Cristo.
- Nelle cose quotidiane. Amare è stare vicini anche quando si è fisicamente lontani: vicini con tutto se stessi per sempre, nell'assoluta fedeltà del pensiero, del cuore e del corpo. L'impegno oggettivo del matrimonio riguarda tutta la vita, qualunque cosa accada, perché è un impegno d'amore. Se fosse solo un'attrazione, delle emozioni intense, non sarebbe amore: la prima passa e si trasforma negli anni, l'amore resta. Amare allora vuol dire essere "fedele sempre: nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia", così come gli sposi si promettono davanti all'altare. L'Eucaristia, nella sua solenne semplicità - come non pensare all'intimità del cenacolo? -, ci ricorda che la fedeltà del cuore si esprime innanzitutto nelle piccole cose quotidiane. A volte, invece, la ripetizione dei doveri quotidiani - in casa, tra i coniugi, verso i figli, i malati, gli anziani, gli amici... - viene sentita più come monotonia e peso anziché come volto concreto e fedele dell'amore. Può nascere la voglia della fuga, della ricerca di esperienze diverse: si evade, ci si avventura in novità che danno iniziali vibrazioni ma, in fondo, svuotano l'anima. - Nelle tentazioni. Non bisogna illudersi: i momenti della prova vengono. L'amore è sempre insidiato: dentro e fuori di sé. "Dentro", a causa dei nostri umori o di circostanze particolari. Ci vuole una grande pazienza! Se l'amore è solo esigente e non impastato di pazienza, è amore? "Fuori", perché le occasioni di altre sponde disponibili, che promettono emozioni nuove, sono presenti ovunque. Sentire che non si è insensibili a queste presenze non deve trarci in inganno mettendo in dubbio le scelte fatte. Bisogna resistere all'insidia del dubbio, stroncarlo sul nascere. È semplicemente falso. Quanto più lo si lascia crescere nella mente, tanto più diventa un pensiero fisso, alla fine una convinzione. È la premessa del tradimento e della rottura. Gesù Eucaristia, presente nel tabernacolo delle nostre chiese, è sempre lì, non ci tradisce mai. - Nel perdono e nella fiducia. Nella divina Eucaristia si celebra l'alleanza dell'uomo con Dio: la conferma e la rinnova. È un'alleanza d'amore perenne. Anche quando questo patto noi lo tradiamo con i nostri peccati, quando veniamo meno all'amore, Gesù ci accoglie con misericordia e ci ridona fiducia per ricominciare. Così, con la forza dell'Eucaristia, l'amore umano è chiamato al perdono e alla fiducia. Perdono con chi ha sbagliato trascurando o tradendo l'amore; fiducia da ridare perché si possa riprendere la strada non come prima, ma ancor più di prima. L'amore trascurato o tradito è messo duramente alla prova, ma ne può uscire fortificato e splendente. Basta che ci siano il desiderio e la decisione, la grazia di Cristo non manca!





Amare è intimità
La Celebrazione Eucaristica è intessuta di parole, di silenzi, di gesti. Così come ogni rapporto d'amore.
- Si nutre nel raccontarsi delle persone, nell'aprire - in solitudine - il cuore e svelare pensieri e sentimenti, difficoltà e speranze. Non si può correre sempre. Bisogna fermarsi e dare spazio all'ascolto reciproco, fatto di attenzione umile e affettuosa. Esso è assolutamente necessario per difendere e coltivare il rapporto, altrimenti ci si allontana progressivamente e, col tempo, ci si scopre estranei pur vivendo nella stessa casa. La comunicazione delle anime è più necessaria di tante esperienze spensierate. - È necessario il silenzio! C'è un silenzio che esprime distanza, indifferenza, a volte ostilità. Ma c'è un silenzio che è vicinanza d'amore, discrezione; intriso di pazienza e rispetto per i tempi dell'altro. Il silenzio diventa così una forza di comunicazione. Come nella preghiera, nella quale l'assenza di parole non è dire nulla a Dio, ma esporgli l'anima che Lui sa leggere meglio di noi. - Si alimenta anche di gesti. Anche il gesto è una forma importante di comunicazione. La Liturgia ne è un grande esempio: porsi in ginocchio, seduti, in piedi, l'incenso, i fiori, i colori, i diversi riti, i simboli... tutto esprime la fede in Cristo. Così l'amore si manifesta anche con il linguaggio dei gesti, se questi non sono sciupati dalla superficialità, dall'impazienza del voler bruciare le tappe, dalla volgarità. Ogni gesto di tenerezza è un respiro per l'amore. Solo in questo contesto, il dono reciproco e totale degli sposi - anima e corpo - trova il suo vero significato e la sua nobiltà. Un gesto da fare insieme è certamente la preghiera: nulla vale più della preghiera perché l'amore si purifichi, si rafforzi e cresca nella verità. È quanto raccomando in particolare a tutti gli sposi cristiani: pregate insieme ogni giorno e partecipate alla Santa Messa festiva, sorgente e scuola dell'amore.





Amare è fecondità
Con la croce Gesù ci ha fatti rinascere alla vita di figli di Dio. Non c'è amore vero senza fecondità, cioè senza che altri nascano alla vita grazie al nostro amore e al nostro sacrificio. Non si tratta solo della grande grazia dei figli per chi è sposato. Si tratta di mettersi a servizio con serietà e generosità di intelletto e di cuore. A servizio di chi ha bisogno: dei figli propri o altrui, degli anziani e dei malati, dei deboli e dei poveri, della comunità cristiana. Sapendo che quanto più doniamo amore attorno a noi, tanto più si accende la speranza. È la vita! E ricordando che Gesù ha reso gli sposi segno visibile dell'amore indissolubile e fecondo di Dio per l'umanità. È il sacramento del matrimonio.
Cari Fratelli e Sorelle, accogliete questa lettera con affetto così come io l'ho scritta. Spero che possa esservi di qualche aiuto per crescere nell'amore e, se è il caso, per superare qualche difficoltà. Penso in modo particolare, ma non esclusivo, ai giovani che si preparano al matrimonio, e agli sposi. Ma anche a quanti, giovanissimi e forse frastornati da troppi messaggi distorti, hanno bisogno di comprendere meglio la finezza e la bellezza dell'amore. Vi porto nella mia preghiera e nel mio cuore di Padre e Pastore, e vi benedico. Maria Santissima, Regina di Genova, ci sostenga col suo amore di Madre.





Angelo Card. Bagnasco