
La preghiera respiro dell’anima
La preghiera è il respiro dell’anima; come non possiamo vivere senza respirare, così l’anima non può vivere senza la preghiera. La preghiera è un dialogo d’amore con Dio. La preghiera vocale è un colloquio spontaneo con Dio; può essere anche una preghiera letta, come un salmo o una preghiera conosciuta a memoria, come il Padre nostro o l’Ave Maria. Non deve essere mai una recita frettolosa e meccanica, non deve essere un monologo, senza dare a Dio il tempo per parlarci. La vera preghiera deve partire dalla mente e dal cuore e inizia quando incominciamo a instaurare un dialogo d’amore con Dio La preghiera mentale, detta anche orazione mentale o meditazione, è una riflessione sulla parola di Dio, sulla vita e gli insegnamenti di Gesù, per capire che cosa il Signore vuole da noi; la riflessione deve diventare poi un dialogo con Dio, per lodarlo, amarlo, invocarlo perché ci aiuti a cambiare la nostra vita. Gesù raccomanda continuamente la preghiera con l’esempio e la parola. Prima di compiere qualsiasi atto importante della sua vita, Gesù si mette in preghiera. Passa notti intere in preghiera o si alza presto al mattino e sceglie luoghi solitari per pregare. (Mc 1,35; 6,46; Lc 6,12; Lc 9,28; Mt 26, 36 ss).Gesù pregava tanto assorto in Dio, che gl

non significa pregare con molte parole, significa non smettere di bussare, non smettere di sperare e di amare, non arrendersi mai. La preghiera deve essere poi concorde: per parlare con Dio, bisogna stare in pace con i figli di Dio. È la prima condizione della preghiera cristiana, come ha detto Gesù: “Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati» (Mc 11,25).
Vari tipi di preghiera.
La preghiera più frequente che noi rivolgiamo a Dio, e spesso è purtroppo l’unica, è la preghiera di petizione o di richiesta. Abbiamo bisogno e ci rivolgiamo a Dio nostro Padre. Gesù stesso ci ha detto: «Chiedete e vi sarà dato; cercate

La preghiera continua
Quante volte si deve pregare? Gesù risponde: Sempre! Se pregare è amare, chiedersi quante volte bisogna pregare, è come chiedersi quante volte bisogna amare. La preghiera, come l'amore, non sopporta il calcolo delle volte. É questione di cuore! É innamorarsi di Dio. Non è possibile dire sempre preghiere; è possibile stare sempre in atteggiamento di preghiera, come è possibile amare sempre. Due persone che si amano si pensano sempre, sono sempre unite. É il colloquio continuo con Dio, fatto di pensieri, brevi invocazioni, atti di amore, sguardi, anche mentre stiamo lavorando. Bisogna unire il lavoro di Marta e l’amore di Maria (Lc 10,38-42).Allora anche il lavoro diventa preghiera e si prega «24 ore al giorno», come insegnava san Paolo della Croce.
Dio è un Padre che vuole dialogare, stare in comunione continua con i suoi figli. La preghiera, più che un dovere, deve essere una esigenza di veri figli: se amiamo Dio, dobbiamo sentire il bisogno di stare e parlare con Lui. La preghiera è il termometro della nostra comunione con Dio e del cammino spirituale.
La preghiera continua è lo spirito di preghiera: una disposizione intima e contin
La spiritualità orientale ha praticato la preghiera continua con «la preghiera di Gesù», come è descritta nei «Racconti del pellegrino russo»: è l'invocazione continua del nome di Gesù, «Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me peccatore». Dopo un po' di tempo questa preghiera diventa spontanea e continua: non se ne può fare a meno. Questo si può ottenere con qualsiasi breve invocazione che accompagna la nostra giornata. Significa fare della giornata un continuo atto di amore, una continua offerta.
Per arrivare alla preghiera continua, occorre però avere anche tempi precisi e specifici per la preghiera. Ognuno deve avere il suo modo di pregare, i suoi tempi di preghiera, lo spazio per Dio. La preghiera continua ha bisogno di tempi di preghiera e i tempi di preghiera alimentano la preghiera continua.
Le preghiere e la preghiera
La preghiera è un dono di Dio, ma è anche un esercizio con molti gradini; essa migliora con l’esercizio.

Le preghiere vocali sono i primi gradini della preghiera: sono vere preghiere, solo se sono dette adagio e le parole sono accompagnate dalla mente e dal cuore, come il Rosario e tante altre pratiche della pietà cristiana. Tante preghiere dette frettolosamente e con la mente altrove, non sono vere preghiere.
Anche Maria certamente pregava con le preghiere vocali, ogni volta che pregava con i salmi, come possiamo intuire dal Magnificat, che è pieno di reminiscenze dai salmi. Ma la vera preghiera non si deve fermare qui. Dalla “recita” delle preghiere, dalla “lettura” della Parola di Dio, bisogna passare alla “meditazione” della Parola di Dio e al “colloquio” intimo con il Signore. Se si è fedeli a questo esercizio, il Signore può condurrepoi ai gradini superiori della preghiera, al «silenzio» amoroso, alla «contemplazione» e all’unione piena con Dio.
Quando la preghiera diventa fatica
La preghiera va soggetta ad alti e bassi. Dice santa Teresa d’Avila che alle volte la preghiera è fatica, non è più un'acqua che piove abbondante dal cielo o che scorre da sola, ma è un'acqua che bisogna tirar su con un secchio dal fondo del pozzo, a forza di braccia, perdendone buona parte per strada.
Allora bisogna lottare. La prima lotta è contro le distrazioni, situazioni fisiche particolari o di aridità spirituale. Ne hanno sofferto tutti i santi. Poiché alle volte noi non sentiamo nulla mentre preghiamo, ci sembra che anche Dio non senta nulla e non ascolti. E invece egli sta ascoltando più attento che mai. Bisogna armarsi di pazienza e di coraggio e non cadere nell'errore di credere che, in quella situazione, è inutile stare a pregare.
Bisogna adattarsi umilmente: fare preghiere brevi, ripetere lentamente preghiere particolarmente care. Allora il semplice «restare in preghiera» è l'unico modo per perseverare nella preghiera. È importante non arrendersi e non smettere di pregare. Dio non vuole le nostre estasi, ma la nostra fedeltà e il nostro amore.
Alle volte le difficoltà della vita sono tante e ci sembra che non possiamo farcela. Allora è il momento di guardare in alto, di ricordare che «tutto è possibile a chi prega», perché «tutto è possibile a Dio», come disse l’angelo Gabriele a Maria (Lc 1,37). La preghiera è la for

Ma alle volte la lotta è con Dio stesso, quando ci chiede qualcosa che la nostra natura non è pronta a dargli e quando l'agire di Dio diventa incomprensibile. Maria conobbe questa lotta, specialmente sotto la croce.
Ma la conobbe soprattutto Gesù nel Getsemani. Gesù prega e lotta non per piegare Dio alla sua volontà, ma per piegare la sua volontà umana a Dio. Questa è la grande lezione che dobbiamo apprendere.
In questi casi dobbiamo ricordarci che abbiamo una Madre che è maestra di preghiera. Come bambini, dobbiamo metterci accanto a Maria e dirle: «Aiutami a pregare!». Chiediamo a Maria che sia anche per noi, come per gli apostoli nel Cenacolo, la madrina forte e amabile che ci prepara a ricevere il dono dello Spirito Santo, il dono della preghiera «assidua e concorde».
P. Alberto Pierangioli