martedì 10 marzo 2009
venerdì 6 marzo 2009
GESU' E I BESTEMMIATORI
Gesù rivelò alla Serva di Dio, Suor Saint-Pierre, carmelitana di Tours (1843), l'Apostola della Riparazione: « Il mio nome è da tutti bestemmiato: gli stessi fanciulli bestemmiano e l'orrìbile peccato ferisce apertamente il mio Cuore. Il peccatore con la bestemmia maledice Dio, lo sfida apertamente, annienta la Redenzione, pronuncia da sé la propria condanna. La bestemmia è una freccia avvelenata che mi penetra nel Cuore, Io ti darò mia freccia d'oro per cicatizzarmi la ferita dei peccatori, ed è questa:Nel 1846 la Madonna appariva piangente a La Salette lamentandosi che ormai non poteva più trattenere il braccio della divina giustizia irritata contro i bestemmiatori, e minacciava gravi castighi se non si cessava d'insultare il Nome Santo di Dio.

dell’uomo, valida per tutti gli esseri umani in tutti i tempi e in
tutte le circostanze; e contro la legge positiva, dettata e fatta
scrivere con parole da Dio, a conferma e a sviluppo della legge
naturale.
Sfida Dio, in quanto lo tratta per nemico, lo provoca a reagire, lo
considera impotente a controbattere, lo oltraggia solo per il
maledetto piacere di oltraggiarlo.
È il linguaggio del diavolo, che disse: “Salirà in cielo, sulle stelle
di Dio innalzerò il trono.., salirò sulle regioni superiori delle
nubi, mi farà uguale all’Altissimo” (Is. 14, 13-14).
Offende gli altri nella loro coscienza religiosa che sente sacro il
sentimento verso Dio e verso quanto è a Lui intimamente unito, e li
offende anche nella loro dignità di persone.
Contagia tutti, perché l’uomo ripete quello che sente, vive di
imitazione, opera secondo l’ambiente, diventa prigioniero delle
abitudini comuni, ripensa alle cose udite anche quando non è
pienamente cosciente di sé.
Attenta alla società, perché, essendo di solito pubblica, è facile a
dilagare, arriva anche alle orecchie di chi non vuol sentirla, rende
peggiori i cattivi, indigna i buoni, diminuisce il rispetto per
l’uomo, abbassa il comune sentire religioso.
È esattamente il contrario dell’adorazione, della lode e della
preghiera dovute al Creatore; lo sputo della malvagità più ripugnante
di quello della bocca; il peggior segno dell’empietà umana.
Procede più da scelleratezza che da fragilità o da ignoranza si beve
essa stessa la maggior parte del suo veleno, è peccato. Ma oltre che
malizia, la bestemmia contiene stoltezza.
È irragionevole. Se il bestemmiatore crede nell’esistenza di Dio e
quindi sa che Egli è infinitamente potente e può colpirlo
sull’istante, perché lo offende invece di invocarlo per le proprie
necessità?
Questi sono alcuni concetti della bestemmia, vorrei ora affrontare in
base alla mia esperienza un argomento poco trattato ma molto
importante da conoscere : “Le conseguenze della Bestemmia”
Don Enzo Boninsegna nei suoi scritti definisce la bestemmia “Urlo
dell’ inferno”,
E’ proprio così. Infatti come testimoniano le tante persone, che
vengono da me per una speciale benedizione o una preghiere di
liberazione e guarigione, ho potuto verificare che il crollo della
loro vita è dovuto proprio a una maledizione, che ha le sue radici
nella bestemmia. Questa maledizione ricade sia sulla persona stessa
sia su tutta la famiglia scatenando un vero e proprio inferno. In
breve, l’allontanamento dalla grazia di Dio, conseguenza della
bestemmia, attira su di sé quella maledizione della vita terrena, cioè
quel malessere interiore, che è già esperienza della rovina eterna.
Le principali conseguenze di questa maledizione sono:
- La salute - un susseguirsi di malattie a volte
inspiegabili scientificamente e senza guarigione, con la conseguenza
spesso di una grave spesa monetaria.
- Litigi in famiglia - incomprensione, incapacità di
dialogo, urli d’imprecazione, urli di maledizione, disperazione,
sfiducia totale, diffidenza nei rapporti con se e con gli altri,
manifestazione di odio e di ira l’uno contro l’altro , mancanza di
lavoro o grossi problemi lavorativi sia con le altre persone sia a
livello pratico spesso causa di ulteriori preoccupazioni e
depressioni, inoltre portatori di abitudini nefaste e distruttive
(droghe , alcol e così via), crisi economica. La situazione familiare
peggiora giorno dopo giorno senza via di uscita andando incontro alla
desolazione del deserto ,all’agonia e alla morte di ogni virtù.
A volte si può avere l’impressione, dall’esterno, che chi bestemmia,
abbia una vita decorosa e dignitosa sia dal punto di vista economico
che umano, ma ad un occhio spiritualmente e virtuosamente attento
risulta evidente quanto tutto questo sia effimero e vano. Infatti, se
si avesse la possibilità di vedere queste persone in ogni istante
della loro vita si vedrebbe il loro malessere e la loro disperazione e
desolazione interiore, questo è visibile ad un occhio attento magari
nel momento in cui questa persona lo mostra in modo evidente con un
atteggiamento di collera improvvisa o di odio o di invidia,
mostrandosi in tutta la sua disumanità.
La bestemmia , in varie regioni, è diventata una cultura del
linguaggio popolare generando sempre meno disagio ,ed è diventata
normalità con la inconsapevolezza delle sue conseguenze malefiche.
Anche le bestemmie pronunciate per abitudine o in un atto di rabbia
senza la cattiva intenzione possono verificarsi fatali.
“Urlo dell’inferno” proprio così, la bestemmia produce l’inferno, come
ne fanno esperienza coloro che le pronunciano, essendo una condanna in
se stessa.
Quando infatti si pronuncia una bestemmia si scatenano le potenze
infernali, in un urlo di gioia, e la persona che bestemmia viene
afferrata dalle zanne del demonio che difficilmente se la lascerà
strappare, anzi quest’anima sarà trascinata sempre più verso una
collaborazione sia in atti che in parole all’offesa dell’Onnipotente
Dio creatore del cielo e la terra e di tutta la sua corte celeste.
Nonostante questa persona possa ricevere, attraverso eventi o contatti
con altre anime il messaggio salvifico di amore e accoglienza di Dio
creatore, ne rimarrà diffidente poiché trascinato dall’inganno del
demonio che egli stesso ha attirato, questo è il motivo per cui
risulta difficile un’inversione di rotta.
La superbia ,la disobbedienza dell’uomo verso Dio conseguenza del
peccato producono tante tragedie all’umanità, Dio nella sua infinita
misericordia permette ciò affinché l’uomo si ravveda e possa
ritornare al suo creatore, ma spesso in queste situazioni l’uomo
bestemmia Dio ancora di più.
Nell’Apocalisse, parola di Dio, per ben tre volte ci conferma questi
avvenimenti apocalittici; è la situazione dell’uomo contro Dio (Ap.
16,9) “E gli uomini bruciarono per il terribile calore e bestemmiarono
il nome di Dio che ha in suo potere tale flagelli, invece di
ravvedersi per rendergli omaggio; (Ap. 16, 9b-10) “Gli uomini si
mordevano la lingua per il dolore e bestemmiarono il Dio del cielo a
causa dei dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni;
(Ap. 16,21) “ E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosciò
dal cielo sopra gli uomini, e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del
flagello della grandine, poiché era davvero un grande flagello”. Ecco
la condizione dell’uomo quando bestemmia.
Quale potrebbe essere la salvezza della sua anima? Non basta una
semplice confessione, anche se al bestemmiatore si rende difficile
confessarsi poiché è già qualcosa lontano da lui, ma quando vi riesce
ed ha l’occasione di pentirsi, perché è vero che Dio perdona tutti i
nostri peccati, rimangono comunque le conseguenze che sono radicate
nell’anima e che portano tanta rovina. Prima di tutto c’è bisogno di
tanta riparazione, assiduità nel partecipare alla santa messa,
preghiere del Sangue preziosissimo del nostro Signore Gesù Cristo in
croce, offerta di atti di carità e penitenza per i bestemmiatori, la
confessione almeno una volta alla settimana per un periodo di tempo, e
una continua preghiera per chiedere la conversione di cuore e l’umiltà
di ogni giorno, ed ogni volta che sente bestemmiare gli altri, pregare
il sangue di Cristo di bagnare questa anima perché abbia la
possibilità di salvezza e possa arrivare a lui l’annuncio del vangelo
affinché si possa redimere.
Fratelli e figli miei non sapete il dolore che mi causa quando una
persona confessa il peccato della bestemmia, basta una volta per
travolgere tutto. Il dolore è più forte di quando una donna confessa
il peccato dell’aborto, nonostante abbia una scomunica (latae
sententiae), viene reintegrata nel seno della chiesa con molta
misericordia , ed è una gioia che abbia chiesto perdono e possa amare
il suo figlio non nato, pregando per lui affinché questo figlio sia
avvolto della luce dell’amore di Dio.
Il bestemmiatore, invece, mi fa piangere perché è un godimento del
demonio e la persona appartiene ad esso con le sue conseguenze.
Purtroppo oggi il tutto viene preso con leggerezza come fosse un
peccato qualsiasi.
Con questa mia pubblicazione, delle conseguenze della bestemmia,
voglio far prendere coscienza della gravità che essa comporta e dare
degli strumenti perché questa anima abbia la possibilità di liberarsi
di questa tragedia che sta devastando l’umanità.
In ultimo affinché queste persone si redimono, innalzo una preghiera
alla potente intercessione della nostra mamma celeste, affinché lei
possa in comunione con tutti i santi del paradiso schiacciare la testa
del maligno che ci soccombe giorno e notte. Stenda il suo manto
materno a noi figli facendo scendere su di noi lo Spirito Santo per
essere abbracciati dalla bontà di Dio nel cuore misericordioso del suo
Figlio Gesù Cristo.
Don Alberto Abreu.
sabato 14 febbraio 2009
La Corona del Rosario

Che triste tempo è il nostro! Perché? Perché abbiamo perduto Dio.
E guardate, non c'è via di salvezza. Se vogliamo essere salvi la via è una sola: Maria Santissima col suo Cuore Immacolato.
Ma fintantoché nelle nostre mani non tornerà la sua dolce corona - io ci spero poco - la salvezza sarà un' illusione.
Se ci ritorna la corona del Rosario, allora si medita un po' di più la nostra vita cristiana, allora capiremo un po' di più le virtù cristiane, e tanta cattiveria del nostro cuore andrà via perché diventeremo più virtuosi, sapremo esercitare di più la carità, sapremo essere meno egoisti, sapremo distaccarci da tante cose materiali che ci portano ad un' inquietudine continua. Impareremo ad osservare di più i Comandamenti di Dio, a seguire di più la Chiesa fondata da Gesù Cristo, ad essere luce per tutti gli uomini nostri fratelli.
Un quarto d'ora a Maria: il Rosario quotidiano
Consacrate ogni giorno un quarto d'ora al Rosario di Maria.
Cercate di darglielo questo quarto d'ora. E' un quarto d'ora, guardate che cosa richiedono i misteri, e non sia quella una preghiera ciancichiata in qualche modo ...
Alle volte, quando vado a letto presto, metto la sveglia alle 2,30. Mi alzo, mi dico un Rosario. Ci metto un'ora.
Beh! Nel santo Rosario ci trovo la Bibbia, tutto quel grosso volume messo lì nella forma più semplice. Ci trovo i quattro Vangeli. Quindi ci trovo la venuta di Cristo, la mia redenzione, la mia vita cristiana, e inoltre la mia vita religiosa, perché lì, nei misteri del Rosario, c'è l'umiltà, c'è il distacco dalle cose della terra, c'è la carità nel trattare con gli altri. C'è tutto.
Allora comincio a pensare: ma mi comporto bene? Faccio io come dice il Vangelo, come dice questo Rosario? Penso al Padre Nostro? ...
Validità del Rosario
La preghiera che la Madonna - specialmente la Madonna invocata sotto il titolo di Madonna di Fatima - desi
dera di più è il Rosario.Oggi questa preghiera è molto combattuta: la combattono coloro che si dicono sapienti. Essi l'hanno già abbandonata perché per loro è una preghiera che non dice più niente, è un inutile ripetersi di parole.
Mi fanno pena, mi fanno veramente pena.
Nel Rosario della Madonna c'è contemplata la vita di Gesù, la vita di Maria e la nostra vita cristiana. Quindi è cosa validissima.
Perché il cielo insiste tanto sulla recita del Rosario?
Perché nei misteri del Rosario c'è tutto il Vangelo. Ma purtroppo il santo Vangelo è poco conosciuto, poco meditato, e di conseguenza anche poco vissuto.
E' proprio nella recita al Rosario che si torna al Vangelo, si torna ad essere veri discepoli di Gesù.
Il Cuore Immacolato di Maria è un mare di grazia che si riversa sulle anime a Lei consacrate
II Santo Curato d'Ars e il Rosario
La Madonna è viva, non è morta.
Con la Madonna si parla e si conversa quando si prega, e in particolare quando la si prega col santo Rosario, perché il Rosario mi fa meditare e mi fa chiedere aiuto per mettere in pratica quello che ho meditato.
Quando si trattò di ordinare sacerdote il santo Curato d' Ars, per la poca capacità nello studio, il vescovo chiese: « Sa dire il Rosario? ». Gli fu risposto : « Molto bene ». Allora il vescovo disse: « Ordiniamolo chè sarà un buon prete ».
Quando un postulante, un frate, una suora, un seminarista, non ama il Rosario, mandatelo via perché non sarà mai un buon prete o una buona suora.
Vivere il Messaggio di Fatima
Quando un figlio non segue la strada retta, insegnata dai genitori, la prima, pronta a intervenire e a richiamare, è sempre la mamma. In mille modi essa cerca di far capire al figlio il dispiacere che ha arrecato a suo padre e la gravità del disprezzo per tutto quello che ha fatto e che fa per il suo bene. E al richiamo aggiunge anche i duri provvedimenti che il padre prenderà se lui non cambia.
La Vergine di Fatima, Mamma nostra, ha lasciato il cielo e coi suoi richiami è luce per tutti i suoi figli.
« Ritornate sulla via della luce », dice la Madonna, « fate quanto il vostro Padre vi dice. Se non fate ciò, per voi ci saranno i suoi provvedimenti; una nuova guerra si scatenerà sul mondo, vi saranno distruzioni, fame, nazioni soppresse, la fede sarà combattuta e perseguitata. Tutto questo sarà scongiurato se ritornerete alla vita cristiana ».
Che cosa ci Chiede la Madonna
La Madonna già ci avvertiva di queste cose. Ma l'uomo è rimasto sordo. 
Che la Vergine santa ci converta tutti, perché abbiamo bisogno di un'autentica conversione.
Ci chiese poche cose. Ci chiese una preghiera, e ce ne additò una particolare: « Dite il Rosario, dite il Rosario! ».
E anche ai bambini: « Dite il Rosario, bambini, perché la guerra finisca e i peccatori si convertano ». Ora è arrivato anche il tempo in cui i cristiani hanno abbandonato anche il Rosario, hanno contestato il Rosario. E' triste!
Che cos'è il Rosario? E' il Credo: il nostro Credo. Recitato insieme con la Madonna, un cristiano non può fare a meno, almeno per venti minuti, un quarto d'ora, dieci minuti, di meditare tutti i giorni i misteri della nostra santa fede.
La Madonna contro il peccato
Già nel 1917 la Madonna vedeva che l'uomo, invece di amare il vero Dio, avrebbe amato il falso dio, il peccato.
Oggi la parola "peccato" per la maggioranza degli uomini è niente. Non si ha paura del peccato. Guardate, i tre quarti dell'umanità, oggi, sono distrutti dal cancro: intendo cancro, malattia fisica, in questo momento. Tutti hanno paura.
Eppure c'è un altro cancro che fa continuamente versare tante lagrime, e di quello non si ha paura. Io ne ho paura.
Ed è il cancro vero, quello del peccato. L'altro, si sa, prima o dopo sarà superato e d'altra parte questo mondo una volta o l'altra dovremo pure lasciarlo. Ma l'altra bestia, l'altro cancro, quello veramente mi mette paura.
Quanto dolore sta seminando nel mondo il peccato! Quanto odio! Quanta disonestà! Quante lagrime di dolore fa versare!
Nel tempo addietro quando si leggeva la Storia Sacra e si leggeva di Caino e di Abele - io mi ricordo - mi faceva male.
Oggi nel cuore di tanti uomini, anche uccidere il proprio fratello è diventata una cosa da niente. Questo è il cancro.
Il peccato è la morte
Se c'è l'amore non c'è peccato.
Se Dio lo amo, non lo posso offendere. Noi si offende Dio perché ci manca l'amore verso Dio. Che cosa fa il cadavere?
Il cadavere ha un cervello, però non agisce più, non pensa più. Ha degli occhi, però non vede più. Ha delle orecchie, però non sente più. Ha un cuore, ma non batte più, non ha più amore, non ha più desiderio, non ha più volontà. E' un cadavere. Quanti cristiani sono dei cadaveri! Cristo non l'hanno più nella mente, non l'hanno più nel pensiero, non l'hanno più nel cuore.
Non hanno più affetto per Lui, non hanno più desiderio di seguire Lui, non hanno più amore per Lui.
Il loro pensiero, oggi, l'unico - sembra quasi che non ce ne siano altri - è il piacere della carne.
La preghiera
La Madonna, Madre amorosa, ci ha indicati i mezzi validissimi per essere buoni cristiani.
Il primo è la preghiera.
Ecco il grande mezzo per parlare con Dio e rimanere a Lui uniti.
I nostri fratelli Santi, i quali come noi sono passati su questa terra, avendo capito il valore della preghiera, sono stati grandi uomini di preghiera.
Un tale, di stile " moderno ", mi ha saputo dire in questi giorni che la preghiera è una perdita di tempo e che, del resto, oggi tutto è preghiera. Buona scusa per non pregare.
Vi assicuro che da quel giorno prego sempre il Signore con queste parole: « Signore, quando le mie ginocchia si piegano davanti a Te, allontana da me il pensiero che stia perdendo del tempo.
La Madonna, poi, come preghiera, ha insistito sulla recita del santo Rosario.
Ritorniamo al Santo Rosario!
C'è bisogno che ci aggrappiamo tutti al manto della Madonna: che tutti torniamo a tenere il Rosario in mano!
Ma se non lo riprende in mano il pastore, non si può pretendere che lo riprenda la pecora.
Cari sacerdoti, non l'avete più voi il Rosario in mano. Ma non ce l'hanno neanche le vostre famiglie cristiane! E ve le vedete andare a rotoli.
Non c'è più il Rosario di Maria nelle famiglie, ma ci avete visto arrivare il divorzio, le separazioni, le discordie.
Nella famiglia non c'è più la preghiera, e la mancanza di preghiera li tiene lontani anche dai sacramenti.
Dove mancano queste cose, preghiera e sacramenti, state tranquilli, ci manca tutto. E anche la famiglia va a rotoli.
da: ("Vivere il Messaggio di Fatima" di Fratel Gino)
sabato 7 febbraio 2009

CHE COS’E’ L’EUCARISTIA?
Dell’Arcivescovo Angelo Comastri
I racconti dell'istituzione dell'Eucaristia, nei quali già si riflette una Chiesa che viveva di Eucaristia, non lasciano ombra di dubbio: Gesù nell'ultima cena ha offerto da mangiare il suo ‘Corpo dato’ e il suo ‘Sangue versato’. Cioè: nei segni sacramentali del pane e del vino, Egli ha consegnato - perché sia assunta, perché sia fatta propria, perché diventi ispirazione e sorgente di vita - la Sua passione, il Suo atto di offerta, la Sua vita nella condizione della suprema carità.
L'autore della Lettera agli Ebrei osserva: "Se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente?" (Eb 9,13-14).
Gesù Crocifisso e Risorto è, davanti al Padre, nel gesto eterno dell'offerta d'Amore per la salvezza dell'umanità. Questo gesto si rende presente nella Santa Eucaristia come pane che ci nutre e come vino che ci disseta, affinché anche noi diventiamo un popolo incendiato dall'amore di Dio. Nella seconda epiclesi (= invocazione) della seconda Preghiera Eucaristica diciamo: "Ti preghiamo umilmente: per la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo". L'Eucaristia ha questo scopo: renderci un solo popolo nelle cui vene spirituali circola l'amore di Dio. Noi non dobbiamo difenderci dall'Eucaristia (come spesso accade!), ma dobbiamo aprirci al suo dinamismo e lasciarlo operare pienamente in noi. Così diventeremo roveti ardenti nel buio e nel freddo del mondo!Malcom Mudgeridge, giornalista della BBC, nel 1969 venne inviato a Calcutta per realizzare un documentario sulla eroica vita di Madre Teresa di Calcutta e delle sue suore.
Il giornalista, appena giunto a Calcutta, andò a visitare la prima Casa di Madre Teresa: erano due enormi stanze, nelle quali venivano raccolti e amorevolmente assistiti i moribondi trovati abbandonati lungo le strade dell'enorme città indiana. Lo spettacolo era impressionante e... anche ripugnante: però l'amore delle suore riscattava il luogo e lo rendeva un abbraccio di calda misericordia. Molti poveretti morivano, ma sorridevano; gli ammalati erano denutriti, ma avevano gli occhi illuminati dall'amore incontrato in quella casa; e Madre Teresa, con le sue suore, appariva come una lampada splendida nella notte buia dell'egoismo del mondo.
Il giornalista, a bruciapelo, chiese a Madre Teresa: "Dove trovate la forza per vivere qui, in mezzo a tanto dolore e a tanta miseria?". Madre Teresa prontamente soggiunse: "La nostra forza è l'Eucaristia!".
Il giornalista inglese, che non era credente, rimase colpito. Ritornò a Londra, ma continuò periodicamente a frequentare la Casa dei Moribondi, nella quale aveva percepito l'esistenza di un'altra Vita.
Dopo alcuni anni, chiese il Battesimo e divenne cattolico. E dichiarò: "Ho chiesto il Battesimo e desidero diventare cattolico per ricevere quella Eucaristia che in quelle suore produce il miracolo dell'amore: voglio viverlo anch'io!".
E, prima di morire, confidò: "Questo è il cuore del cristianesimo: l'Amore vale più di tutta la cultura!".
Malcom Mudgeridge è un uomo convertito dal fuoco di amore acceso dall'Eucaristia nel cuore credente di alcune suore.
Prendiamo una decisione: dopo la Messa andiamo anche noi a portare l'Amore di Cristo a qualche povero o a qualche sofferente che vive accanto a noi!
Il comandamento dell'amore
Ora ben comprendiamo che il comandamento dell'amore è strettamente legato al sacramento dell'amore, che è l'Eucaristia. Cerchiamo di capire il ‘perché’, andando a visitare i vari racconti dell'istituzione dell'Eucaristia. In tali racconti noi troviamo un particolare illuminante: tutti gli evangelisti sottolineano che Gesù, nel momento in cui ha istituito l'Eucaristia e l'ha donata alla Chiesa, ha fatto riferimento al sacrificio dell'alleanza (Lc 22,20: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, quello versato per voi").
Ma noi sappiamo, esattamente dal racconto del primo sacrificio dell'alleanza riportato in Esodo 24, che non può esistere alleanza senza una "legge di alleanza" e senza l'impegno di osservare questa legge. Mosè, infatti, nel momento culminante dell'alleanza del Sinai, asperge con il sangue l'altare, che
rappresenta Dio, e poi, prima di aspergere il popolo con lo stesso sangue, proclama la legge dell'alleanza e tutto il popolo esclama: "Tutto quanto Jahvè ha detto, noi lo faremo e obbediremo" (Es 24,7).Soltanto dopo questo impegno formale, Mosè pronuncia le parole, che poi verranno riprese da Gesù, e dice: "Ecco il sangue dell'alleanza, che Jahvè ha stretto con voi mediante tutte queste parole" (Es 24,8).
Il popolo di Israele conosceva bene tutto questo e chiaramente non poteva concepire un sacrificio di alleanza senza una legge di alleanza. Se Gesù, allora, ha compiuto il sacrificio della nuova alleanza donando il suo Corpo e il suo Sangue per la nostra salvezza e se ha voluto regalarci il sacramento del sacrificio della nuova alleanza, che è l'Eucaristia, non poteva non donarci anche la legge della nuova alleanza.
Tale legge è il comandamento nuovo, riferito da Giovanni nel suo racconto della cena: "Quand'egli fu uscito, Gesù disse: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13, 34)”.
I Sinottici (Matteo, Marco e Luca), nei loro racconti dell'istituzione dell'Eucaristia, non riferiscono questo particolare perché apparteneva alla quotidiana esperienza della comunità cristiana (basta leggere Atti 2,42-48 e Atti 4,32-35) e, pertanto, era una ovvietà. Giovanni, invece, scrive per ultimo e lo Spirito Santo gli suggerisce di fermare per iscritto il racconto del dono del comandamento nuovo, affinché nutra continuamente la memoria dei discepoli. E ce n'è bisogno!
In ogni Eucaristia, pertanto, mentre celebriamo il sacrificio della Nuova Alleanza, noi dobbiamo sentire la voce di Gesù che ci riconsegna il comandamento della Nuova Alleanza, cioè il comandamento che ci permette di farci riconoscere come autentici discepoli di Gesù: il comandamento dell'amore!
Sant'Ignazio di Antiochia, che scrive agli albori del secondo secolo cristiano, usa una terminologia, che profuma di Eucaristia vissuta. Egli, scrivendo ai cristiani di Smirne, consegna loro il saluto della comunità cristiana di Troade e dice: "Vi saluta la carità di Troade". La comunità cristiana viene chiamata carità! È impressionante! Si capisce, allora, anche il senso pregnante delle parole usate da sant'Igna
zio per salutare la Chiesa di Roma. Egli dice: "Ignazio, chiamato anche Teoforo, alla Chiesa che è oggetto della misericordia e della munificenza del Padre altissimo e di Gesù Cristo, suo unico Figlio; amata e illuminata per volontà di Colui che ha voluto tutte le cose che sono, secondo la carità di Gesù Cristo, nostro Dio; che in Roma presiede santa, venerabile, degna d'essere chiamata beata, meritevole di lode e di felice successo; adorna di candore, che presiede la carità, depositaria della legge di Cristo e insignita del nome del Padre. Questa Chiesa io saluto nel nome di Gesù Cristo, figlio del Padre". Presiede la carità vuol dire: presiede la comunità. Che grande messaggio!Questa freschezza evangelica vinca le incrostazioni dell'abitudine e della smemoratezza e ci riporti alla novità sorgiva del Cenacolo: ciò può accadere in ogni celebrazione dell'Eucaristia. E questo è il miracolo che deve accadere ogni domenica... quando partecipiamo veramente alla Santa Messa.
Un fatto impressionante
Nel 1939, subito dopo l'inizio della seconda guerra mondiale, a tutti i tedeschi fu distribuita una tessera annonaria: e il razionamento del cibo durò in Germania fino al 1948! In quei nove anni, un solo cittadino - anzi una cittadina - non ebbe il diritto a quella tessera: le era stata ritirata subito con la motivazione ufficiale che non ne aveva bisogno, visto che non mangiava e non beveva nulla. Così anche la pesante burocrazia del Terzo Reich nazista rendeva testimonianza, suo malgrado, della verità di uno dei casi più clamorosi della storia: il caso di Teresa Neumann di Konnersreuth (Germania), che per trentasei anni ininterrotti si è nutrita soltanto di Eucaristia: e ogni settimana, dalla notte del giovedì sino al mattino della domenica, riviveva nella sua carne tutto il mistero della passione-morte-risurrezione di Gesù.
Teresa Neumann è morta nel 1962, a sessantaquattro anni. Era nata nel 1898 e, all'età di vent'anni, si procurò una lesione alla spina dorsale mentre correva in soccorso dei vicini ai quali si era incendiata la cascina. Ne ricavò prima una paralisi alle gambe e poi, per un'altra rovinosa caduta, anche la cecità totale.

Il padre, tornato dal fronte nel 1919, le portò dalla Francia una immaginetta di una giovane carmelitana non ancora conosciuta in Germania: si chiamava suor Teresa di Lisieux!
Teresa Neumann cominciò a pregarla e il 29 aprile del 1923, giorno della beatificazione della piccola carmelitana francese, ella riacquistò di colpo la vista. Due anni dopo, il 17 maggio 1925, mentre Pio XI a Roma dichiarava Santa la carmelitana di Lisieux, Teresa Neumann ritrovò l'uso perfetto delle gambe.
Un anno dopo, nel periodo pasquale, la giovane contadina tedesca scopriva che nelle sue mani, nei piedi, nel costato e anche sul capo le erano apparsi i segni della Passione di Gesù: da allora, per trentasei anni, nella notte di ogni giovedì entrava letteralmente nei racconti evangelici a partire dall'Ultima Cena; e, come in tempo reale, accompagnava Gesù sino alla morte nel primo pomeriggio del venerdì, mentre le ferite si aprivano nel suo corpo e sanguinavano copiosamente; alle ore 15.00 del venerdì cadeva in un sonno profondo dal quale si risvegliava gioiosa, con le ferite richiuse, il mattino della domenica. Da quando cominciarono questi fenomeni, Teresa Neumann per trentasei anni non mangiò né bevve nulla, assumendo soltanto ogni mattina la Santa Comunione. I medici invitati per controllarla, giorno e notte, partivano dallo scetticismo per approdare a clamorose conversioni di fronte alla stupefacente e inimmaginabile verità: Teresa si nutriva soltanto di Eucaristia!
lunedì 26 gennaio 2009
venerdì 9 gennaio 2009

Amare è donarsi
L'Eucaristia è la ripresentazione del sacrificio del Calvario. Sulla croce, Gesù ha dato la vita per noi: "Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Giovanni 15,13). [..] Questo è l'amo
re! Chi, nel rapporto sponsale, ha paura di perdere se stesso, qualcosa della sua libertà; chi non è disposto a rinunciare per andare incontro all'altro, per diventare "una sola carne" come dice la Bibbia (cfr Genesi 2, 24), non gusterà mai la bellezza vera dell'amore. Continuerà a ritenere di poter fare tutto come prima del matrimonio - abitudini e preferenze - mentre deve tener conto che non è più solo. È nato un nuovo "noi". Penserà che l'amore è solo godimento e mai rinuncia, è solo prendere e non anche dare, è sempre gioia e mai sofferenza; è solo esaltazione emotiva e non scelta che resiste al movimento delle sensazioni e delle emozioni. A volte, anche in questo delicatissimo campo, sembra dominare il criterio dell'efficienza secondo il quale l'amore deve essere un'esperienza sempre facile, e che ogni prova o ferita siano insuccessi da cancellare al più presto. Ma l'Eucaristia insegna diversamente: ci ricorda che l'esperienza dell'amore è soprattutto dono di sé, anche quando ciò è costoso. E in questo non scompare l'amore; anzi, sta qui la prova della sua verità e della sua forza, il terreno privilegiato della sua crescita. Gesù si rivela Re del mondo quando dona la vita per il mondo che ama. Oltre che nel cuore del Padre, la sua gioia sta nell'offrire la sua vita perché l'uomo viva! Amare per sempre...
"Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo 28,20). L'Eucaristia è il segno sacramentale più commovente della presenza reale di Cristo.
- Nelle cose quotidiane. Amare è stare vicini anche quando si è fisicamente lontani: vicini con tutto se stessi per sempre, nell'assoluta fedeltà del pensiero, del cuore e del corpo. L'impegno oggettivo del matrimonio riguarda tutta la vita, qualunque cosa accada, perché è un impegno d'amore. Se fosse solo un'attrazione, delle emozioni intense, non sarebbe amore: la prima passa e si trasforma negli anni, l'amore resta. Amare allora vuol dire essere "fedele sempre: nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia", così come gli sposi si promettono davanti all'altare. L'Eucaristia, nella sua solenne semplicità - come non pensare all'intimità del cenacolo? -, ci ricorda che la fedeltà del cuore si esprime innanzitutto nelle piccole cose quotidiane. A volte, invece, la ripetizione dei doveri quotidiani - in casa, tra i coniugi, verso i figli, i malati, gli anziani, gli amici... - viene sentita più come monotonia e peso anziché come volto concreto e fedele dell'amore. Può nascere la voglia della fuga, della ricerca di esperienze diverse: si evade, ci si avventura in novità che danno iniziali vibrazioni ma, in fondo, svuotano l'anima. - Nelle tentazioni. Non bisogna illudersi: i momenti della prova vengono. L'amore è sempre insidiato: dentro e fuori di sé. "Dentro", a causa dei nostri umori o di circostanze particolari. Ci vuole una grande pazienza! Se l'amore è solo esigente e non impastato di pazienza, è amore? "Fuori", perché le occasioni di altre sponde disponibili, che promettono emozioni nuove, sono presenti ovunque. Sentire che non si è insensibili a queste presenze non deve trarci in inganno mettendo in dubbio le scelte fatte. Bisogna resistere all'insidia del dubbio, stroncarlo sul nascere. È semplicemente falso. Quanto più lo si lascia crescere nella mente, tanto più diventa un pensiero fisso, alla fine una convinzione. È la premessa del tradimento e della rottura. Gesù Eucaristia, presente nel tabernacolo delle nostre chiese, è sempre lì, non ci tradisce mai. - Nel perdono e nella fiducia. Nella divina Eucaristia si celebra l'alleanza dell'uomo con Dio: la conferma e la rinnova. È un'alleanza d'amore perenne. Anche quando questo patto noi lo tradiamo con i nostri peccati, quando veniamo meno all'amore, Gesù ci accoglie con misericordia e ci ridona fiducia per ricominciare. Così, con la forza dell'Eucaristia, l'amore umano è chiamato al perdono e alla fiducia. Perdono con chi ha sbagliato trascurando o tradendo l'amore; fiducia da ridare perché si possa riprendere la strada non come prima, ma ancor più di prima. L'amore trascurato o tradito è messo duramente alla prova, ma ne può uscire fortificato e splendente. Basta che ci siano il desiderio e la decisione, la grazia di Cristo non manca!
Amare è intimità
La Celebrazione Eucaristica è intessuta di parole, di silenzi, di gesti. Così come ogni rapporto d'amore.
- Si nutre nel raccontarsi delle persone, nell'aprire - in solitudine - il cuore e svelare pensieri e sentimenti, difficoltà e speranze. Non si può correre sempre. Bisogna fermarsi e dare spazio all'ascolto reciproco, fatto di attenzione umile e affettuosa. Esso è assolutamente necessario per difendere e coltivare il rapporto, altrimenti ci si allontana progressivamente e, col tempo, ci si scopre estranei pur vivendo nella stessa casa. La comunicazione delle anime è più necessaria di tante esperienze spensierate. - È necessario il silenzio! C'è un silenzio che esprime distanza, indifferenza, a volte ostilità. Ma c'è un silenzio che è vicinanza d'amore, discrezione; intriso di pazienza e rispetto per i tempi dell'altro. Il silenzio diventa così una forza di comunicazione. Come nella preghiera, nella quale l'assenza di parole non è dire nulla a Dio, ma esporgli l'anima che Lui sa leggere meglio di noi. - Si alimenta anche di gesti. Anche il gesto è una forma importante di comunicazione. La Liturgia ne è un grande esempio: porsi in ginocchio, seduti, in piedi, l'incenso, i fiori, i colori, i diversi riti, i simboli... tutto esprime la fede in Cristo. Così l'amore si manifesta anche con il linguaggio dei gesti, se questi non sono sciupati dalla superficialità, dall'impazienza del voler bruciare le tappe, dalla volgarità. Ogni gesto di tenerezza è un respiro per l'amore. Solo in questo contesto, il dono reciproco e totale degli sposi - anima e corpo - trova il suo vero significato e la sua nobiltà. Un gesto da fare insieme è certamente la preghiera: nulla vale più della preghiera perché l'amore si purifichi, si rafforzi e cresca nella verità. È quanto raccomando in particolare a tutti gli sposi cristiani: pregate insieme ogni giorno e partecipate alla Santa Messa festiva, sorgente e scuola dell'amore.
Amare è fecondità
Con la croce Gesù ci ha fatti rinascere alla vita di figli di Dio. Non c'è amore vero senza fecondità, cioè senza che altri nascano alla vita grazie al nostro amore e al nostro sacrificio. Non si tratta solo della grande grazia dei figli per chi è sposato. Si tratta di mettersi a servizio con serietà e generosità di intelletto e di cuore. A servizio di chi ha bisogno: dei figli propri o altrui, degli anziani e dei malati, dei deboli e dei poveri, della comunità cristiana. Sapendo che quanto più doniamo amore attorno a noi, tanto più si accende la speranza. È la vita! E ricordando che Gesù ha reso gli sposi segno visibile dell'amore indissolubile e fecondo di Dio per l'umanità. È il sacramento del matrimonio.
Cari Fratelli e Sorelle, accogliete questa lettera con affetto così come io l'ho scritta. Spero che possa esservi di qualche aiuto per crescere nell'amore e, se è il caso, per superare qualche difficoltà. Penso in modo particolare, ma non esclusivo, ai giovani che si preparano al matrimonio, e agli sposi. Ma anche a quanti, giovanissimi e forse frastornati da troppi messaggi distorti, hanno bisogno di comprendere meglio la finezza e la bellezza dell'amore. Vi porto nella mia preghiera e nel mio cuore di Padre e Pastore, e vi benedico. Maria Santissima, Regina di Genova, ci sostenga col suo amore di Madre.
Angelo Card. Bagnasco

